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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 Lezioni del Fondatore in Italiano
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap.1 Versi 32-35

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangeeta Dasi Inserito il - 09/07/2018 : 21:54:57
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




CAPITOLO 1
VERSI 32-35


kim no rajyena govinda
kim bhogair jivitena va
yesm arthe kanksitam no
rajyam bhogah sukhani ca

ta ime ’vasthita yuddhe
pranams tyaktva dhanani ca
acaryah pitarah putras
tathaiva ca pitamahah

matulah svasurah pautrah
syalah sambandhinas tatha
etan na hantum icchami
ghnato ’pi madhusudana

api trailokya-rajyasya
hetoh kim nu mahi-krite
nihatya dhartarastran nah
ka pritih syaj janardana


TRADUZIONE
"O Govinda, a che servono tanti regni, a che serve la felicità, la vita stessa, quando coloro per cui desideriamo questi beni si trovano ora su questo campo di battaglia? O Madhusudana, guarda. Tutta la mia famiglia, padri, figli, nonni, zii materni, suoceri, nipoti, cognati e anche i miei maestri, tutti pronti a sacrificare la loro vita e le loro proprietà, sono schierati di fronte a me.

Come potrei desiderare di ucciderli, pur sapendo che altrimenti ucciderebbero me? O sostegno di tutti gli esseri, non sono pronto a combattere contro di loro neanche in cambio dei tre mondi, che dire di questa terra! Che vantaggio avremo dall'uccisione dei figli di Dhritarastra ?"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Arjuna chiama Krishna “Govinda” perché il Signore è la fonte di ogni piacere per le mucche e per i sensi di tutti gli esseri. Usando questo nome significativo Arjuna indica che Krishna dovrebbe capire ciò che può soddisfare i sensi di Arjuna. Ma Govinda non esiste per il piacere dei nostri sensi, tuttavia se ci sforziamo di allietare i sensi di Govinda automaticamente anche i nostri sensi saranno soddisfatti. Nel mondo materiale tutti vogliono soddisfare i propri sensi e pretendono che Dio sia ai loro ordini per soddisfarli.

Ma il Signore risponde alle nostre richieste secondo il nostro merito, non secondo il nostro desiderio. Se invece di cercare la soddisfazione dei nostri sensi, cerchiamo di far piacere ai sensi di Govinda, la Sua grazia appagherà tutti i nostri desideri. La compassione che Arjuna prova per i membri della sua famiglia e della sua comunità, e che gli impedisce di combattere, è una manifestazione del suo profondo affetto per loro.

Tutti vogliono mostrare la propria gloria ai parenti e agli amici, ma Arjuna teme di non poterla condividere con loro dopo la vittoria, perché tutti i suoi parenti e i suoi amici moriranno sul campo di battaglia. Questo calcolo è tipico della vita materiale, ma non trova posto nella vita spirituale. Poiché desidera soddisfare il Signore, il devoto è disposto ad accettare tutte le ricchezze del mondo, se questa è la volontà del Signore, e a usarle per servirLo, ma se il Signore non vuole non accetterà nemmeno un centesimo.

Arjuna non vuole uccidere i suoi parenti, e se essi devono assolutamente morire, vuole che Krishna se ne occupi personalmente. Ignora che Krishna li ha già uccisi, ancor prima che si disponessero sul campo di battaglia, e che lui deve diventare solo il suo strumento, come il Signore gli rivelerà nei capitoli seguenti. Arjuna, puro devoto del Signore, non ha alcuna intenzione di vendicarsi dei fratelli e dei cugini miscredenti, ma la loro morte fa parte del piano del Signore.

Infatti, il devoto non si vendica mai di un’ingiustizia subita, ma il Signore non tollera che un miscredente offenda il Suo devoto. Il Signore può scusare chi Lo offende personalmente, ma non perdona mai chi fa del male ai Suoi devoti. Perciò il Signore ha deciso di uccidere gli empi, sebbene Arjuna voglia perdonarli".






ESTRATTO da una LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 25 Luglio 1973

“O Govinda, a che servono tanti regni, la felicità e la vita stessa, quando coloro per i quali desideriamo tali beni si trovano ora schierati su questo campo di battaglia? O Madhusudana, se maestri, padri, figli, nonni, zii materni, suoceri, nipoti, cognati e altri parenti, tutti pronti a sacrificare la vita e la proprietà, sono presenti di fronte a me.

Perché dovrei desiderare di ucciderli, pur sapendo che, altrimenti, essi ucciderebbero me? O sostegno di tutti gli esseri, non sono pronto a combattere contro di loro nemmeno in cambio dei tre mondi, che dire di questa Terra. Che vantaggio avremo dall’uccisione dei figli di Dhritarastra ?”

Così Arjuna sta pensando in termini della propria gratificazione dei sensi, agendo come se non conoscesse il piano di Krishna. Il piano di Krishna è spiegato nella Bhagavad-gita (4.7-8), ‘yada yada hi dharmasya glanir bhavati bharata’: “Quando la religione declina e l’irreligione avanza, Io discendo di persona”. ‘Paritranaya sadhunam vinasaya ca duskritam’: “Discendo di era in era per liberare le persone pie, annientare i miscredenti e ristabilire i princìpi della religione”.

Il piano è già noto a tutti. La manifestazione cosmica continua, e il mondo materiale, sebbene temporaneo, ha uno scopo; lo scopo di dare l’opportunità agli esseri viventi che marciscono in questo mondo di ravvivare la loro coscienza di Krishna, o coscienza originale, e tornare a casa da Dio. Questo è il piano. La creazione cosmica è manifestata, gli esseri viventi vengono ripetutamente all’esistenza e inesorabilmente sono annientati – ‘bhutva bhutva praliyate’ (Bg. 8.19). Nella natura materiale ogni cosa è talvolta manifestata e talvolta annientata; questo è il modo in cui la natura agisce. Proprio come il nostro corpo, che in un dato momento è creato e in un dato momento è annientato.

L’anima è coperta da due corpi, esterno e interno. Esterno significa gli elementi grossolani – terra, acqua, aria, fuoco, etere; e interno significa gli elementi sottili – mente, intelligenza e falso ego – che sono anche materiali. Come il corpo è coperto da una camicia e una giacca, così l’anima è intrappolata in due tipi di corpi. Anche se il corpo grossolano giunge alla fine, il corpo sottile (mente, intelligenza ed ego) ricopre ancora l’anima. La fine del corpo grossolano è detta morte, ma non c’è morte per l’anima. Quando la copertura esterna è esaurita, la copertura interna trasporterà l’anima in un altro corpo grossolano. Questa è detta trasmigrazione. Mentre la mente crea la coscienza in questa vita, contemporaneamente crea anche la prossima vita. ‘Yanti deva-vrata devan pitin yanti pitri-vratah’ (Bg. 9.25): “Chi adora i deva nascerà tra i deva, chi adora gli antenati raggiungerà gli antenati, chi adora i fantasmi e altri spiriti nascerà tra questi esseri, e chi adora Me vivrà con Me”.

Così abbiamo due tipi di corpi, grossolano e sottile; ed io, l’anima, vivo nel loro interno. ‘Dehino smin yatha dehe kaumaram yauvanam jara’ (Bg. 2.13): “Come l’anima incarnata passa, in questo corpo, dall’infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così passa in un altro corpo all’istante della morte”. ‘Asmin dehe’, all’interno di questo corpo c’è il proprietario del corpo; ma le persone non capiscono che in realtà la fine del corpo grossolano non è la morte o l’annientamento dell’anima. ‘Na hanyate… hanyamane sarire’ (Bg. 2.20): “Per l’anima non vi è nascita né morte…, e non muore quando il corpo muore”. Anche l’annientamento del corpo sottile non è la morte per l’anima.

Quando il corpo grossolano è annientato, il corpo sottile mi trasporta in un altro corpo grossolano, proprio come l’aria trasporta l’aroma da un luogo all’altro. Il corpo sottile trasporta la condizione mentale dell’anima, e trasferisce così l’anima in un altro corpo in base al suo stato mentale – yam yam vapi smaran bhavam tyajaty ante kalevaram (Bg. 8.6): “Qualunque condizione egli ricordi all’istante di lasciare il corpo, senza dubbio la raggiungerà”. All’istante della morte, la mia condizione mentale mi darà l’opportunità di ottenere un altro corpo grossolano; ma se la mia mente è cosciente di Krishna, allora, grazie a questo stato mentale, otterrò un corpo con cui potrò progredire ulteriormente. Anche questo è spiegato nella Bhagavad-gita, ‘sucinam srimatam gehe yoga-bhrasto bhijayate’ (Bg. 6.41): Chi non ha raggiunto il successo sulla via della realizzazione spirituale, nascerà in una famiglia pia o in una famiglia ricca e aristocratica – ‘yoga-bhrastah’, chi è caduto dalla via dello yoga.

Yoga significa unirsi al Supremo, e viyoga significa privo di qualsiasi relazione o attaccamento per il Supremo; yoga corrisponde al segno più e viyoga corrisponde al segno meno – nel senso che uno più uno fa due. Quando mi sforzo di unirmi al Supremo, allora comprendo che Dio esiste, che io esisto e che ho anche una relazione personale con Lui. Nei Veda è spiegato: due uccelli sono seduti sullo stesso albero; un uccello mangia il frutto e l’altro ne è il testimone. L’uccello testimone è Dio, Krishna, e l’altro è l’essere individuale. Essendo così testimone di tutte le nostre attività e del nostro stato mentale, Dio ordina a maya, l’energia esterna, prakriti, di fornire all’essere vivente un particolare tipo di corpo tra le 8.400.000 specie di vita. Non c’è dunque certezza sul tipo di corpo che prenderemo nella vita successiva. Nella Bhagavad-gita, tuttavia, è spiegato che la persona situata nell’influenza della virtù otterrà una posizione sul sistema planetario superiore:

urdhvam gacchanti sattva stha
madhye tisthanti rajasah
jaghanya-guna-vritti-stha
adho gacchanti tamasah

“Coloro che sono nella virtù si elevano gradualmente ai pianeti superiori, coloro dominati dalla passione vivono sui pianeti terrestri, e coloro che subiscono il condizionamento ignobile dell’ignoranza scivolano nei mondi infernali”. (Bg. 14.18)

Le tre influenze della natura materiale agiscono continuamente, e l’essere vivente ne subisce l’influsso, sia nella virtù, nella passione o nell’ignoranza. Quando è sotto l’influsso dell’ignoranza, ‘jaghanya-guna-vritti’, allora il suo comportamento e le sue attività diventano spregevoli, molto detestabili. È detto che soprattutto in Kali-yuga le persone non hanno un tempo stabilito per mangiare, dormire o fare un bagno, e in conseguenza le loro caratteristiche fisiche appaiono talvolta spettrali. Lo vediamo in pratica negli hippy, che non hanno neppure un luogo per fare un bagno ogni giorno; soprattutto in campagna, dove non ci sono stanze da bagno e le persone devono andare fuori; e ciò peggiora la situazione – ‘adho gacchanti tamasah’, sotto l’influsso dell’ignoranza. Perciò la civiltà umana significa progredire nella virtù – ‘urdhvam gacchanti sattva stha’ (Bg. 14.18); ‘urdhvam’ è il sistema planetario superiore.

Trailokya-rajyasya hetoh – trailokya sono i tre sistemi planetari. Nel Gayatri-mantra è detto: ‘om bhur bhuvah svah tat savitur varenyam’. Questo mondo è bhur-loka, al di sopra ci sono i pianeti bhuvar-loka, e al di sopra di questi ci sono i pianeti celesti, o svar-loka.

Così Arjuna sta parlando di ‘trailokya-rajyasya’ (Bg. 1.35): “Non sono pronto a combattere, nemmeno se ottenessi la sovranità sui tre mondi, che dire di questo insignificante pianeta Terra. Non sono pronto a combattere i miei parenti neppure se ottenessi la sovranità di un regno su trailokya, svarga, martya o patala, che dire di questo pianeta terrestre”. Questa era la sua decisione basata sull’attaccamento materiale. “Non sono pronto a combattere neppure in cambio dei tre mondi” – trailokya-rajyasya.

“Che dire di uccidere i miei cugini, che sono come fratelli, e di tutti i numerosi altri parenti?” – ‘acaryah pitarah putras tathaiva ca pitamahah’ (Bg. 1.33). Arjuna si rivolge a Krishna chiamandolo Madhusudana – ‘etan na hantum icchami ghnato pi madhusaudana’ (Bg. 1.34) – per ricordarGli che anche Lui aveva ucciso il Suo nemico, il demone Madhu. Perciò, “Tu sei Madhusudana, l’uccisore del Tuo nemico; non sei Nanda-sudana o Yasoda-sudana (il figlio di Nanda e Yasoda)”. Con lieve tono di rimprovero Arjuna Gli ricorda che Egli è Madhusudana e uccide solo i Suoi nemici. “Perché ora m’induci a uccidere i miei parenti?” Questa è la sua opinione. “Ma io non sono disposto a uccidere” – etan na hantum icchami.

Alla domanda, “Il tuo dovere è di combattere, e se non uccidi, sarai ucciso. Perciò, che cosa farai?”, Arjuna risponde, ‘ghnato pi’: “Anche se mi uccideranno, io non combatterò. Meglio essere ucciso che uccidere i miei parenti”. Guardate quanta determinazione; questo è l’attaccamento per la famiglia. In questo modo egli sta preparando il terreno per ricevere gli insegnamenti della Bhagavad-gita.

Noi siamo attaccati al corpo e alle sue espansioni, e pensiamo in termini di concetto corporeo di vita – ‘syalah bandhuh pitarah pitamahah’. Tra migliaia di donne, ho un legame fisico con una in particolare – “è mia moglie e devo proteggerla”. Tutto questo è basato sulla relazione corporea. Finché non avevo una relazione con questa donna, non mi preoccupavo di lei; ma appena inizio una relazione basata sul corpo, immediatamente c’è l’attaccamento – ‘tayor mitho hridaya-granthim ahuh’ (SB 5.5.8) – l’attrazione tra uomo è donna è il principio fondamentale dell’esistenza materiale che incatena i cuori. Generalmente l’uomo è attratto alla donna, e la donna all’uomo; ma quando si uniscono in matrimonio, l’attrazione diventa così intensa da formare un nodo nel cuore; ‘hridaya-granthim’ significa un nodo molto stretto. Questo è l’attaccamento per la famiglia, i figli, la casa, la terra e la società.

In questo passo le parole di Arjuna esprimono il concetto corporeo di vita – ‘kim no rajyena govinda kim bhogair jivitena va’ (Bg. 1.32). Tutti lavorano duramente per acquisire denaro. Perché? A causa dell’attrazione per la famiglia. Da studenti leggevamo il libro di economia del dottor Marshall, in cui è spiegato che l’impulso economico inizia dall’attaccamento per la famiglia. Finché un uomo non ha famiglia, non si sforzerà di guadagnare molto denaro perché non ha responsabilità; perciò è essenziale assegnare qualche posizione. Conosco un dirigente di un’azienda in India che, prima di assumere qualcuno, s’informa se è sposato, perché un uomo senza famiglia può lasciare il lavoro in qualsiasi momento non avendo attaccamenti familiari; questa è la psicologia. Perciò, secondo la civiltà vedica, è dovere dei genitori far sposare i figli in modo che, sviluppando attaccamento per la famiglia, la loro vita sia ben stabilita e organizzata; ma se non c’è attrazione per la famiglia né responsabilità, allora le cose non andranno allo stesso modo. Perciò, questo è il principio di base.

L’attrazione per la famiglia, comunque, è necessaria per avere una vita regolata; senza quest’attrazione, la vita diventa sregolata. Abbiamo una buona esperienza in merito. L’attrazione per la famiglia perciò non è rifiutata, ma è necessaria per fare una vita regolata. Una vita sregolata non può aiutarci a progredire. Di conseguenza, nella civiltà vedica è raccomandato il grihastha-asrama. Ognuno dovrebbe sposarsi e vivere come un grihastha, tuttavia, se è possibile, che viva da brahmacari. Prima di tutto c’è il brahmacari-asrama, o compiere austerità sotto la guida del maestro spirituale. Il principio è di non rimanere intrappolati, difatti il brahmacari non ha alcun legame con le relazioni di questo mondo ma è interessato solo agli ordini del guru. Questo è il brahmacari-asrama. Così è educato come brahmacari, acquisisce sufficiente conoscenza ed evita di rimanere impigliato nelle relazioni materiali; ma se l’impulso sessuale è troppo forte, allora si sposerà. Questo è il metodo. Ma prima di tutto è insegnato il vairagya, il distacco e la rinuncia. Il movimento per la coscienza di Krishna può essere definito vairagya-vidya.

Sarvabhauma Bhattacarya scrisse cento versi in glorificazione di Caitanya Mahaprabhu, ma quando li mostrò a Sri Caitanya, Egli li strappò immediatamente; e i devoti riuscirono a raccoglierne solo una parte. Il seguente è uno di questi versi di Sarvabhauma Bhattacarya: ‘vairagya-vidya-nija-bhakti-yoga’ (Cc. Madhya 6.254). Il bhakti-yoga è vairagya-vidya, cioè, insegnare a tutti il distacco dall’attrazione materiale, o da tutto ciò che non aiuta a sviluppare la coscienza di Krishna.
Lo Srimad Bhagavatam spiega:

vasudeve bhagavati
bhakti-yogah prayojitah
janayaty asu vairagyam
jnanam ca yad ahaitukam

“Chi serve il Signore supremo, Sri Krishna, con amore e devozione, acquisisce subito, per la Sua grazia, la conoscenza e il distacco”. (SB 1.2.7)

Nella forma di vita umana sono richieste due cose: jnana e vairagya. Jnana è la realizzazione che “io non sono questo corpo”; e ajnana è la cosiddetta conoscenza scientifica che accresce l’attaccamento al corpo. Con la conoscenza, jnana, si raggiunge la condizione di vairagya, distacco – jnana-vairagya-yuktaya: “armati della conoscenza e del distacco” (SB 1.2.12). Così al brahmacari è insegnato vairagya-vidya – ‘vairagya-vidya-nija-bhakti-yoga-sikshritham ekah purushah puranah’ (Cc. Madhya 6.254): “Il Signore Supremo, Sri Krishna, è disceso per insegnarci la vera conoscenza, il Suo servizio devozionale e il distacco da tutto ciò che non favorisce la coscienza di Krishna”.

Sarvabhauma Bhattacaria scrive: “Caitanya Mahaprabhu, che accettò sannyasa molto giovane, all’età di ventuno anni lasciò a casa una giovane moglie di sedici anni e una madre di sessant’anni. Abbandonò ogni responsabilità, benché in famiglia non ci fosse un altro uomo per proteggerle. Nonostante ciò accettò l’ordine del sannyasa, e perciò è Egli Purana-purusha, Dio, la Persona Suprema originale, ed è venuto per insegnarci il vairagya-vidya”. Krishna è descritto come ‘purushah puranah’, la Persona Suprema e originale, ed è venuto per insegnarci il bhakti-yoga, che è vairagya-vidya. “E ora Egli ha assunto la forma dorata di Sri Krishna Caitanya Mahaprabhu. Offro i miei rispettosi omaggi a questa persona, che è venuta per insegnarci vairagya-vidya” – tam aham prapadye.

L’attaccamento per la famiglia è l’opposto di vairagya-vidya, o come diventare distaccati. Questo è il metodo della civiltà vedica. Ognuno ha attaccamento per il corpo e per le sue espansioni, e vairagya-vidya è il distacco da essi. Ciò è chiamato brahma-jnana – ‘brahma-bhutah prasannatma na socati na kankshati’ (Bg. 18.54): “Chi è situato nella trascendenza realizza subito il Brahman Supremo e diventa felice. Mai si lamenta né ha desideri di possesso, ed è equanime verso tutti gli esseri viventi. In questa condizione può servirMi con devozione pura”. La realizzazione di aham brahmasmi, “io sono un’anima spirituale e non questo corpo”, è detta brahma-jnana. E finché non si ottiene questa conoscenza si è nell’ignoranza. Nell’influenza della virtù, sattva-guna, si comprende solamente in teoria che “io non sono questo corpo”.

Le qualità brahminiche sono: ‘samo damas titiksha santi arjavam…’, tranquillità, autocontrollo, austerità, purezza, tolleranza, onestà, conoscenza, saggezza e religiosità (Bg. 18.42). Il brahmana è colui che ha ottenuto la conoscenza del brahmana. Tutti nascono sudra, ma con la coltivazione della conoscenza possono diventare brahmana; ciò è detto samskara. Secondo il sistema vedico ci sono dieci tipi di samskara, o metodo iniziatore. Accettare il filo sacro è detto ‘upanayana-samskara’ – ‘upa’ significa “vicino”, e ‘nayana’ significa “portare”. Il maestro spirituale avvicina il discepolo alla coscienza spirituale ed esegue la cerimonia di upanayana, o del filo sacro. Il filo sacro indica colui che si sottomette al maestro spirituale al fine di progredire in coscienza di Krishna. Questo è detto upanayana, similmente c’è il samskara del matrimonio; ma è impossibile introdurre questi metodi ora, in Kali-yuga.

Perciò in Kali-yuga, l’unico samskara o metodo iniziatore è ‘harer nama harer nama harer namaiva kevalam, kalau nasty eva nasty eva nasty eva gatir anyatha’ (Cc. Adi 17.21). In quest’era di Kali, le persone sono così cadute e degradate che è impossibile introdurre sistematicamente i princìpi vedici al completo. È impossibile. Perciò Caitanya Mahaprabhu ci ha misericordiosamente donato ‘vairagya-vidya-nija-bhakti’ (Cc. Madhya 6.254), per insegnare l’espediente di questo facile metodo di cantare Hare Krishna.

Ci ha dato un metodo molto semplice: ‘ceto-darpana-marjanam bhava-maha-davagni nirvapanam’ (Cc. Antya 20.12): voi state soffrendo in questo mondo materiale che è simile a una foresta in fiamme (davagni); ma noi siamo talmente ignoranti da non capire che stiamo bruciando nel fuoco ardente di questa esistenza materiale e che il nostro sforzo deve essere quello di uscirne. Purtroppo non c’è questa conoscenza, e tutti soffrono, proprio come gli animali al mattatoio che sono brutalmente macellati e non hanno neppure la forza di protestare. Similmente noi siamo brutalmente massacrati dalle leggi di natura. Anche noi siamo brutalmente massacrati, e non sappiamo come uscirne e progredire. Così continua l’orribile condizione di quest’era, in cui gli uomini sono pigri, disorientati, sfortunati e soprattutto turbati – ‘mandah sumanda-matayo manda-bhagya hy upadrutah’. (SB 1.1.10)

Prima di tutto siamo molto pigri, o incapaci, ‘mandah’. La forma di vita umana è destinata a progredire nella comprensione spirituale, ma in quest’era gli uomini sono molto pigri, indolenti, e non conoscono la necessità di progredire spiritualmente. Lo hanno dimenticato, sono diventati come gli animali, e perciò sono detti mandah, sumanda-matayah. E se talvolta qualcuno ha un lieve interesse, egli accetta qualcosa di fasullo e senza significato – un ‘ismo’ tra i molti ‘ismi’. Ma di cosa c’è bisogno? di dharma o di qualche ‘ismo’? ‘Dharmam tu sakshad bhagavat-pranitam’... (SB 6.3.19), i veri princìpi religiosi, o dharma, sono emanati dal Signore Supremo. Dharma significa obbedire agli ordini di Dio; ma non sanno chi è Dio e qual è il Suo ordine. Tutto questo è spiegato nella Bhagavad-gita.

Il Signore Supremo viene per insegnarci, ‘yada yada hi dharmasya glanir bhavati’ (Bg. 4.7). “Quando le persone dimenticano i princìpi regolatori di vita, Io vengo di persona”. Così è venuto, e nel secondo capitolo inizia la Sua spiegazione, descrivendo Arjuna come un uomo attaccato alla vita di famiglia. ‘Asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhashase’ (Bg. 2.11): “Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione”.
E quando Arjuna accetta: “Il mio dovere di kshatriya è di combattere, ma sono confuso e riluttante, perciò ora mi abbandono a Te. Ora sono Tuo discepolo e un’anima sottomessa a Te. Perciò parliamo come maestro a discepolo, e non come amico ad amico” – sishyas te ham sadhi mam tvam prapannam (Bg. 2.7).

Così Arjuna dichiara che non ucciderà i suoi parenti, e per gli uomini di questo mondo questa è una buona considerazione ma spiritualmente è ignoranza e insensatezza. “Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione” – prajna-vadams ca bhashase (Bg. 2.11).
A questo punto Krishna assume la posizione di maestro spirituale e lo rimprovera immediatamente: “Caro Arjuna, ti stai lamentando troppo e allo stesso tempo stai parlando come una persona saggia, ma i saggi non si lamentano mai” – nanusocanti panditah. Questa è la situazione nel mondo: pronunciano parole elevate, ma il comportamento è riprovevole.

Così, gradualmente arriviamo al punto. Krishna aveva organizzato questa guerra per portare a termine il Suo scopo: ‘paritranaya sadhunam vinasaya ca duskritam’ (Bg. 4.8). “Tutti questi mascalzoni peccaminosi, duskritam, stanno governando il mondo, ed Io voglio eliminarli”. Perciò lo scopo di questa battaglia era di riunire tutti questi mascalzoni e demoni e ucciderli tutti quanti in quel luogo, affinché la persona giusta, Maharaja Yudhisthira, salisse al trono come re. Questo era il Suo piano. Krishna voleva che il suo rappresentante governasse il mondo. Re significa rappresentante di Dio. Questo è tutto. Hare Krishna".


Fine.

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