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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 Lezioni del Fondatore in Italiano
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Verso 31

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangeeta Dasi Inserito il - 24/06/2018 : 15:02:17
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 1
Verso 31


na ca sreyo ‘nupasyami
hatva sva-janam ahave
na kankse vijayam krishna
na ca rajyam sukhani ca


TRADUZIONE
"Non vedo che cosa possa portare di buono l'uccisione dei miei parenti in questa battaglia; mio caro Krishna, non potrei neppure desiderare un'eventuale vittoria, il regno o la felicità".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Senza sapere che il proprio vero interesse risiede in Visnu (Krishna), le anime condizionate cercano relazioni basate sul corpo e non sull’anima, e sperano di trovarvi la felicità. Illuse come sono, dimenticano che anche la felicità materiale viene da Krishna. Arjuna sembra aver dimenticato perfino il codice morale dello ksatriya.

Si dice che due categorie di uomini siano degne di raggiungere il sole, astro potente e luminoso: lo ksatriya che cade sul campo di battaglia sotto gli ordini di Krishna in persona, e colui che abbracciando l’ordine di rinuncia consacra completamente la sua vita alla cultura spirituale. Ad Arjuna ripugna dover uccidere i suoi nemici, e tanto più i membri della sua famiglia.

Pensando che una volta uccisi non conoscerà più alcuna gioia, Arjuna non vuole combattere, come una persona che non ha appetito non ha alcun desiderio di cucinare perché non ne trarrà alcun piacere. Nella sua disperazione decide di andare a vivere nella solitudine della foresta.

Ma uno ksatriya deve possedere un regno per poter vivere, perché non può accettare nessun’altra occupazione. Arjuna invece non ha terre su cui regnare; per lui l’unica possibilità di ottenere un regno è quella di battersi contro i suoi cugini e riconquistare il regno lasciato in eredità da suo padre.

Ed è proprio questo che Arjuna rifiuta di fare. Perciò crede di non aver altra scelta che ritirarsi nella foresta per vivere nell’isolamento e nella frustrazione".






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 24 Luglio 1973

"Non vedo che cosa possa portare di buono l’uccisione dei miei parenti in questa battaglia; mio caro Krishna, non desidero neppure la vittoria che ne seguirebbe, il regno o la felicità”. (Bg. 1.31)

Due cose: ‘sreya’ e ‘preya’. Preya indica ciò che è immediatamente piacevole per la mente e i sensi, mentre sreya è il bene ultimo. Qui Arjuna sta parlando di sreya. Tutti dovrebbero essere interessati a ciò che è sreya e non preya. Un bimbo prova piacere a giocare giorno e notte, e questo è preya, il piacere immediato; ma il padre gli ordina di andare a scuola o di leggere un libro, e questo è sreya, il bene ultimo. Se non è educato nel’infanzia, come potrà progredire nella sua vita futura? Perciò, considerando la prospettiva futura, il bene supremo è detto sreya, e il beneficio immediato è preya.
Come mangiare qualcosa che non si può digerire o che può avere un effetto negativo in seguito; ma tutti sono interessati al beneficio immediato senza calcolare i benefici futuri.

Così Arjuna sta considerando il futuro: “Se uccido i miei parenti, quale sarà il beneficio? Voglio la vittoria, desidero il regno per essere felice, ma se i miei parenti saranno uccisi, che valore avrà un regno senza di loro?” La stessa cosa: società, amicizia e amore. Tutti vogliono godere della vita di società con gli amici; nessuno vuole godersi la vita da solo. Non è possibile né naturale.

Quindi, da dove viene l’idea che non possiamo godere da soli? Generalmente una persona sola si sposa con la speranza di godere della vita di famiglia con i figli e gli amici. Griha, kshetra sutapta-vittaih: griha è la casa, kshetra è la terra, suta sono i figli, e apta sono gli amici e la società; e per mantenere queste cose – griha, kshetra, suta, apta – c’è bisogno di denaro, vitta.
Così, ‘ato griha kshetra sutapta-vittair janasya moho ‘yam aham mameti’ (SB. 5.5.8): “In questo modo egli accresce le illusioni della vita e pensa in termini di ‘io’ e ‘mio’”. Questa è la vita materiale. Griha, kshetra: ho bisogno di una casa, di una moglie e di terra. ‘Na grha griham ity ahur grhini griham ucyate’, la casa non ha significato senza una moglie.

Anche noi viviamo in una bella casa, ma non siamo grihastha [capifamiglia]. Vivere in una casa non significa essere grihastha. In Sanscrito ogni parola ha un significato accurato; grihastha indica una persona che vive in casa, ma noi non possiamo essere definiti grihastha solo perché viviamo in una casa. Gli Shastra spiegano, ‘na griha griham ity ahur’: “Una semplice casa non è griha, deve esserci anche una moglie”. Canakya Pandita dichiara, ‘putra-hinam griham sunyam’: “Se hai una moglie, ma non hai figli, anche questa casa è vuota”.

Perciò, grihastha significa vivere con moglie e figli, e coltivare la vita spirituale. Potete vivere come grihastha o brahmacari, non ha importanza; potete accettare qualsiasi condizione di vita che più vi aggrada – brahmacari, grihastha, vanaprastha, sannyasa. Ma quando è aggiunta la parola ‘asrama’, allora significa che è in relazione alla vita spirituale, perciò grihastha-asrama. Si può vivere in casa con moglie e figli, ma l’occupazione deve essere la coscienza di Krishna. Noi non accettiamo i sannyasi mayavadi, perché non sono coscienti di Krishna.

Essi pensano ‘brahma satyam jagan mithya’: “Questo mondo è falso, solo il Brahman è vero, perciò rinuncio a questo mondo”. Noi non accettiamo questo tipo di sannyasi. Che siate grihastha, sannyasi o brahmacari, Krishna deve essere presente, e allora sarete situati in un asrama – grihasta-asrama, sannyasa-asrama o brahmacari-asrama. Arjuna è nel grihastha-asrama, vuole servire Krishna ed è Suo amico e devoto. Nel quarto Capitolo Krishna afferma ‘bhakto si priyo si me’: “Tu sei il Mio caro amico e il Mio devoto” (Bg. 4.3). Perciò è qualificato a essere nel grihastha-asrama. È un devoto, ma è anche un uomo di famiglia, con moglie e figli.

Così il problema è: Che cos’è il bene ultimo, sreya? Qui Arjuna fraintende, e pensa che la sua famiglia sia più importante di Krishna; e perciò è necessario che ascolti la Bhagavad-gita. [Arjuna sta interpretando il ruolo di un devoto kanistha-adhikari]. È devoto ma a un livello inferiore di devozione: può essere interessato alla coscienza di Krishna ma il suo vero interesse è come migliorare la vita materiale. “O Dio, dacci il nostro pane quotidiano”. Questo tipo di devoto si avvicina a Dio, non per servirLo, ma per avere il pane quotidiano; e anche questo è positivo. Chi va da Dio per chiedere il pane è migliore del mascalzone che non si cura di Lui.
Nella Bhagavad-gita è detto:

catur-vidha bhajante mam
janah sukrtino ‘rjuna
arto jijnasur artharthi
jnani ca bharatarshabha

“Quattro categorie di uomini virtuosi si avvicinano a Me con devozione – gli infelici, i curiosi, chi desidera la ricchezza o un beneficio materiale, e chi aspira a conoscere la verità”. (Bg. 7.16)

Chi sono i quattro tipi di persone che diventano devoti? Gli infelici (arta); coloro che hanno bisogno di denaro (artharthi); i curiosi (jijnasu); e gli uomini di conoscenza (jnani). Le due qualità, artah e arthartha, si riferiscono ai grihastha, perché talvolta essi diventano infelici. Il grihastha-asrama è una condizione miserevole finché non c’è Krishna o la completa coscienza di Krishna – ‘duhkhalayam asasvatam’ (Bg. 8.15), “questo mondo temporaneo è pieno di sofferenza”. Lavorano duramente giorno e notte, il figlio è malato, la moglie non è soddisfatta, e neppure il servitore è soddisfatto… molti problemi. Ma se Krishna è al centro, tutti i problemi saranno risolti.

Ma la gente non lo sa, e pensa che sarà felice con moglie, figli e servitori, e così via. No, non è possibile – perciò dovrebbe entrare nel grihastha-asrama e non semplicemente nella vita di famiglia. Anche i cani e i maiali hanno una vita di famiglia, con moglie e figli. I maiali procreano una dozzina di figli due volte l’anno, hanno una famiglia numerosa, e voi avete paura di avere anche un solo figlio e usate i contraccettivi. Perciò potete vivere tranquillamente con moglie e figli, ma portate Krishna al centro della vostra vita. Questo è il grihastha-asrama.

Così Arjuna sta parlando del bene ultimo (sreya) ma dal punto di vista della concezione materiale. Interpreta il ruolo di una persona che non sa che il bene ultimo è Krishna – sebbene in realtà lo sappia. Il bene ultimo non è vivere con la famiglia e i parenti. È permesso vivere con la famiglia quando non vi si può rinunciare, ma in realtà si dovrebbe vivere sia con la famiglia sia con Krishna. Così Krishna è presente, ma Arjuna pensa in termini di ruolo materiale:

“Che beneficio otterrò uccidendo i miei parenti? Che valore avrà la felicità della vittoria senza i miei parenti? Non posso vivere senza di loro”. Questa è la concezione materiale. ‘Ato griha kshetra sutapta-vittair janasya moho yam aham mameti’ (SB. 5.5.8): Sviluppa attaccamento per la casa, i figli, i parenti e la ricchezza, e pertanto accresce le illusioni della vita e pensa in termini di ‘io’ e ‘mio’. Secondo la concezione materiale ognuno cerca di essere felice con società, amicizia, amore, famiglia, denaro, casa e terra. Questa è illusione.

Così Arjuna ragiona secondo la concezione materiale di vita; non pensa che “il mio bene ultimo è soddisfare Krishna”. Questo è il significato della Bhagavad-gita. Questa è la coscienza di Krishna. Si deve cambiare per soddisfare Krishna e non sé stessi, o la famiglia, la società o la nazione. Il principio è soddisfare Krishna, ed è anche il bene ultimo. Se Krishna è soddisfatto, allora ogni altra cosa è automaticamente soddisfatta. Ma non lo sanno, e pensano: “Porterò Krishna nella mia famiglia purché mi aiuti a godere della vita materiale”. Pensano in questo modo perché ricercano un beneficio materiale – e questo è artha. Tuttavia anche questo è positivo. Come Dhruva Maharaja, che eseguì austerità per ottenere un beneficio materiale – anche questo era artha.

La sua matrigna lo insultò: “Non puoi sedere sulle ginocchia di tuo padre perché non sei nato dal mio grembo”. Essendo kshatriya egli si sentì insultato e molto infelice (artha). Suo padre aveva due mogli, e Dhruva era nato dalla prima, a cui il padre non era molto legato; ma era legato alla regina più giovane. La giovane regina era molto orgogliosa e pensava di poter dominare il re. Così la regina insultò Dhruva, ma il re non fu contento di questo. Anche se Dhruva era nato dalla prima regina, non significava che il re non amasse suo figlio. Dhruva prese molto seriamente l’insulto della matrigna, e desiderò avere un regno. Ciò è detto ‘artharthi’, o il desiderio per un beneficio materiale. Sua madre allora lo consigliò di prendere rifugio in Krishna, perché solo Lui avrebbe soddisfatto il suo desiderio. Perciò, ‘arta-artharthi’: egli era infelice e allo stesso tempo voleva ottenere un regno per la grazia di Krishna. Questo era il suo scopo. E poiché adorò Krishna per ottenere un beneficio materiale, è da considerarsi una persona virtuosa.

‘Catur-vidha bhajante mam sukritina’ (Bg. 7.16): “Quattro categorie di uomini virtuosi si avvicinano a Me con devozione” – ‘sukritina’ significa virtuoso, e ‘kriti’ significa molto esperto nelle attività di questo mondo; perciò coloro che sono impegnati nelle attività pie sono detti ‘sukriti’. Ci sono due tipi di attività: empie e pie. Così, anche coloro che vanno in chiesa o nel tempio a pregare – “O Dio, dacci il nostro pane quotidiano, o la ricchezza, o il sollievo da questa sofferenza” – sono considerate persone pie, poiché gli uomini empi non si abbandoneranno mai a Dio, Krishna, né Lo pregheranno mai.

‘Na mam duskritino mudhah, prapadyante naradhamah’ (Bg. 7.15), “i miscredenti, gli stolti e i più bassi del genere umano”. Questa categoria di uomini – peccaminosi, mascalzoni, i più bassi tra gli uomini, la cui conoscenza è stata portata via da maya, e i demoni – non si abbandonano mai a Dio e perciò sono ‘duskritina’, empi. Arjuna è una persona pia, eppure desidera il beneficio della famiglia, e vuole essere felice con prosperità, amicizia e amore. Questo è il suo difetto, e perciò dichiara, ‘na kankshe vijayam krishnam’: “O Krishna, non desidero la vittoria”.

Questa è definita ‘smasana-vairagya’, o la rinuncia temporanea. In India, i parenti portano il corpo morto al ghata per essere bruciato, e quando il corpo è ridotto in cenere, i presenti diventano momentaneamente rinunciati: “Lavoriamo duramente per questo corpo, ma il corpo è ridotto in cenere; perciò, qual è il beneficio?” Così sperimentano questo tipo di vairagya, o rinuncia; ma appena ritornano a casa, riprendono le loro attività e sono di nuovo molto desiderosi di guadagnare denaro; perciò questo tipo di vairagya è detto ‘smasana’, temporanea.

Non possono rinunciare e diventare dei ‘vairagi’, eppure dichiarano ‘na kankshe vijayam’: “Non voglio la vittoria”. Ma questo stato d’animo è temporaneo. Questo tipo di persona è attaccata alla vita di famiglia; può talvolta affermare di non volere la felicità, una buona posizione o il successo, ma in realtà desidera ogni cosa perché non sa che cos’è ‘sreya’, il bene ultimo. Sreya è Krishna. Invero, quando uno giunge a Krishna, o alla coscienza di Krishna, allora può dire che “Non voglio questo”. Supponiamo che io abbia ottenuto un regno. Questo è il mio regno? No, questo è il regno di Krishna, poiché Krishna insegna ‘bhoktaram yajna-tapasam sarva-loka-mahesvaram’ (Bg. 5.29) – “Io sono il beneficiario supremo di tutti i sacrifici e le austerità, sono il Signore Supremo di tutti i pianeti e di tutti i deva”.

Lui è il proprietario, ed io, come re, posso essere il Suo rappresentante. Lui desidera che tutti siano coscienti di Krishna, e perciò il dovere del re, come rappresentante di Krishna, è rendere ogni cittadino cosciente di Krishna; ma i re non eseguono questo dovere e perciò la monarchia è stata abolita. Se in Inghilterra il monarca diventasse cosciente di Krishna, o il Suo rappresentante autentico, allora il Regno Unito cambierebbe completamente. Il cambiamento è necessario, e il nostro movimento per la coscienza di Krishna è teso a questo scopo. A noi non piace molto questa cosiddetta democrazia. Che valore ha? Solo sciocchi e mascalzoni che votano un altro sciocco e mascalzone che diventa primo ministro o qualcos’altro. Non siamo per questa cosiddetta democrazia perché nessuno è educato a governare. Nel sistema della monarchia, invece, il re è educato fin dall’infanzia a governare un regno; proprio come Yudhisthira Maharaja o Arjuna, e tutti gli altri rajarsi. I re erano chiamati Rajarsi: re e devoti.

‘Evam parampara-praptam imam rajarshayo viduh’ (Bg 4.2): “Questa scienza suprema fu trasmessa da maestro a discepolo, e i re santi la ricevettero in questo modo”. Rajarsi significa che non è solo un re, ma è anche un grande rishi, una persona santa, come Maharaja Yudhisthira o Arjuna, che non sono persone ordinarie – non come i re ubriaconi che cercano il piacere nel vino e nella danza di prostitute. Sebbene fossero re, erano anche persone sante, rajarsi. Questo tipo di re, rajarsi, è necessario; allora le persone saranno felici. In Bengala c’è un proverbio: Se, nella vita di famiglia, la donna non è una brava moglie, allora nessuno sarà felice in quella casa. Similmente, in un regno, se il re è una persona empia, allora tutti soffriranno. Questo è il problema.

Così Arjuna sta pensando a sreya e preya. In realtà, sreya significa ottenere la coscienza di Krishna; ciò di cui Arjuna ha bisogno. Egli manifesta il desiderio per la società, l’amicizia e l’amore, e non vuole uccidere i suoi parenti, perché allora sarà tutto finito. Ma la realtà è che dovrà uccidere i suoi parenti se vuole soddisfare Krishna, e questo è sreya; ma lui non lo sa, e così viene enunciata la Bhagavad-gita. Egli interpreta la parte di chi non sa cheKrishna è lo scopo ultimo della vita, e non la cosiddetta società, amicizia e amore. Sta interpretando questo ruolo, e non capisce perché Krishna gli chiede di uccidere i suoi parenti; perciò, ‘pasyami viparitani keshava’ (1.30): “Tu mi chiedi di combattere per la mia vittoria e la mia felicità, ma io vedo esattamente l’opposto (viparitani)”. Questo è il problema, e per risolverlo Arjuna diventa discepolo di Krishna, che enuncia così la Bhagavad-gita, e questa è l’introduzione.

Tutti cercano di essere felici con ‘griha kshetra sutapta-vittaih’ (SB. 5.5.8), nella vita di famiglia, con casa e terra. A quel tempo non esisteva l’industria, e tutti lavoravano la terra per produrre il cibo. In realtà questa è la nostra vita. In questo paese c’è molta terra disponibile, ma nessuno sta producendo il cibo – considerato che il loro cibo sono le povere mucche. Questo non è griha kshetra; griha kshetra significa diventare grihastha, produrre il cibo e generare figli.
In India, nei villaggi c’è ancora il sistema detto “jaru-garu’: se un contadino è così povero da non poter mantenere una mucca, non può sposarsi. Jaru e garu. Jaru significa moglie, e garu significa mucca. Perciò, chi può mantenere una moglie può tenere anche una mucca, il cui latte serve per crescere figli sani. I figli devono bere sufficiente latte, perciò la mucca è considerata una madre.

Secondo gli Shastra ci sono sette madri: ‘adau mata’, la vera madre, che ci ha dato il corpo alla nascita; ‘guru-patni’, la moglie dell’insegnante, anche lei è una madre; ‘brahmani’, la moglie di un brahmana; ‘raja-patnika’, la regina; ‘dhenu’, la mucca; ‘dhatri’, la nutrice; e ‘prithvi’, madre terra. Le persone si prendono cura della terra in cui nascono, ma dovrebbero prendersi cura anche di madre mucca; e poiché non lo fanno, sono peccaminosi e dovranno soffrire – di conseguenza ci sono guerre, pestilenze e carestie. Quando le persone diventano peccatrici, seguirà automaticamente la punizione della natura. Non potete evitarlo.

Pertanto il movimento per la coscienza di Krishna è la soluzione a tutti i problemi perché insegna alla gente a non peccare; poiché un uomo peccatore non può diventare cosciente di Krishna. Diventare coscienti di Krishna significa abbandonare le attività empie – no al sesso illecito, al consumo di carne, all’intossicazione e al gioco d’azzardo (o speculazione). Queste sono i quattro pilastri della vita peccaminosa. Le persone non sono pronte a rinunciare a questo, ma noi non accettiamo alcun compromesso; non puoi continuare con la vita peccaminosa e allo stesso tempo dichiarare di essere diventato cosciente di Krishna. Non possiamo farlo. Non c’è compromesso su questo punto: devi rinunciare a queste attività peccaminose; e se non lo fai, perché fingere di essere cosciente di Krishna? Non ottieni alcun beneficio da questa esibizione di coscienza di Krishna. Qui Arjuna esibisce vari attaccamenti, e perciò Krishna enuncia la Bhagavad-gita affinché egli abbandoni i suoi attaccamenti.

Alla fine Sanjaya dichiara, ‘yatra yogesvarah krishno yatra partho dhanur-dharah tatra srir vijayo bhutir bhuva dhruva nitir matir mama’ (Bg. 18.78): “Ovunque si trovi Krishna, il maestro di tutti i mistici, e ovunque si trovi Arjuna l’arciere supremo, là senza dubbio regneranno anche opulenza, vittoria, straordinaria potenza e moralità”. Questa è la conclusione della Bhagavad-gita.
Sanjaya uvaca. Alla fine Sanjaya dice al re Dhritarastra: “Mio signore, pensi che i tuoi figli riporteranno la vittoria in battaglia, ma non sperarci, perché sarà vittoriosa la fazione dove Krishna, Yogesvara, è schierato”. Yoga significa potere mistico; non lo yoga che praticano in palestra come una ginnastica. Quando si raggiunge la perfezione nello yoga si ottengono gli asta-siddhi, gli otto poteri mistici – anima, laghima, prapti-siddhi, e così via. Con ‘anima’ [pronuncia: animà]lo yogi può diventare più piccolo del più piccolo. Ma noi siamo già più piccoli dei più piccoli, dato che le dimensioni dell’anima è una decimillesima parte della punta di un capello. Questa è la nostra dimensione come particelle spirituali, e il corpo è solo una copertura – ‘kesagra-sata-bhagasya satadha kalpitasya ca’ (Cc. Madhya 19.140).

Un vero yogi può diventare più piccolo del più piccolo fino ad arrivare alle dimensioni del suo corpo spirituale originale; diventa così piccolo da non poter essere tenuto in prigione, perché uscirà comunque da qualche buchetto. Questo è potere mistico. Cosa ne sanno del potere mistico i praticanti di yoga di oggi giorno? Semplicemente premono il naso, ed è tutto. Ovviamente ci sono stadi preliminari, come dhyana, dharana, pranayama; ma in ultima analisi “yoga” significa ottenere il potere mistico. Krishna è il maestro supremo di tutto il potere mistico ed è chiamato Yogesvara; e se Krishna è dalla nostra parte, allora non abbiamo bisogno di praticare lo yoga. Ma quanto potere potremo ottenere? Qualsiasi potere si otterrà, non uguaglierà mai il potere di Krishna. Col potere mistico ‘laghima’, per esempio, lo yogi può diventare così leggero da poter volare in aria senza aereo, può andare anche sul pianeta del sole o della luna senza sputnik.

C’era uno yogi molto dedito alla pratica dello yoga che mangiava raramente ed era magro e scarno. Uno yogi non può mangiare del buon cibo ma semplicemente digiuna (ride). Questo è lo yogi. Il re decise di dargli sua figlia in moglie, e poiché la ragazza era abituata a una vita confortevole, col suo potere mistico lo yogi creò un’astronave grande come una città, con edifici, un lago e molti servitori, e con questa fece il giro dell’universo mostrando tutti i pianeti a sua moglie. Questo è il potere mistico. Praticando il metodo giusto anche un uomo ordinario può ottenere qualche potere mistico; ma Krishna è Yogesvara, il maestro di tutto il potere mistico. Perciò, chi otterrà la vittoria? Krishna può fare qualsiasi cosa.

Ogni giorno noi cantiamo: ‘jaya radha-madhava kunja-bihari gopi-jana-vallabha giri-vara-dhari’. Krishna è giri-vara-dhari, sollevò la collina Govardhana con un dito. Questi è Krishna. I mascalzoni non possono capire Krishna, e pensano che sia immorale perché è gopi-jana-vallabha, sempre dietro alle gopi. Ai loro occhi può essere immorale, ma egli è Yogesvara. Se non si diventa studenti di bhakti-yoga non si è in grado di studiare Krishna. È impossibile. ‘Bhaktya mam abhijanati yavan yas casmi tattvatah’ (Bg. 18.55): si può conoscere Krishna solo col servizio devozionale. Così questa è la Bhagavad-gita per capire Krishna. Appena conoscete Krishna, ‘tyaktva deham punar janma naiti mam eti kaunteya’ (Bg. 4.9), non rinascerete più in questo mondo materiale, ma ritornerete a casa da Dio. Grazie molte. Hare Krishna".


Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
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Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.




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