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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 Lezioni del Fondatore in Italiano
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap.1 Versi 28-29

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangeeta Dasi Inserito il - 06/06/2018 : 14:53:32
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




CAPITOLO 1
VERSO 28


arjuna uvaca
dristvemam sva-janam krishna
yuyutsum samupasthitam
sidanti mama gatrani
mukham ca parisusyati


TRADUZIONE

"Arjuna disse:
Caro Krishna, nel vedere i miei amici e parenti schierati davanti a me con spirito bellicoso, sento le mie membra tremare e la mia bocca seccarsi".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Chiunque provi un’autentica devozione per il Signore possiede tutte le qualità delle persone sante e degli esseri celesti, mentre il non devoto è privo di queste qualità, qualunque siano le sue capacità materiali, la sua educazione e la sua cultura. Così, vedendo i parenti e gli amici sul campo di battaglia, Arjuna si sente invadere da una profonda compassione per tutti loro, così decisi a lottare gli uni contro gli altri. Fin dall’inizio egli è pieno di compassione verso i propri soldati, ma ora prova pietà anche per i soldati del campo nemico, dei quali prevede la morte imminente.

A questo pensiero le sue membra cominciano a tremare e la sua bocca s’inaridisce; egli si stupisce del desiderio di combattere che hanno i suoi rivali, tutti del suo stesso sangue. Questa ostilità abbatte un devoto generoso come Arjuna, e sebbene qui non sia menzionato, è facile immaginare che non solo le sue membra tremino e la sua bocca si secchi, ma che egli pianga anche di pietà. Questi non sono sintomi di debolezza, ma della sensibilità d’animo che caratterizza il puro devoto del Signore. Infatti è detto:

yasyasti bhaktir bhagavaty akincana
sarvair gunais tatra samasate surah
harav abhaktasya kuto mahad-guna
mano-rathenasati dhavato bachi

“Colui che ha una ferma devozione per il Signore possiede tutte le qualità degli esseri celesti. Invece, chi non è un devoto del Signore non ha che qualificazioni materiali, di poco valore, perché vaga sul piano mentale ed è preda del fascino dell’energia materiale.” (S.B. 5.18.12)


VERSO 29

vepathus ca sarire me
roma-harsas ca jayate
gandivam sramsate hastat
tvak caiva paridahyate


TRADUZIONE
"Tutto il mio corpo rabbrividisce e i miei capelli si rizzano. Il mio arco, Gandiva, mi scivola dalle mani e la pelle mi brucia".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Il corpo prende a tremare e i peli si rizzano solo in due casi, cioè durante una grande estasi spirituale o a causa di un grosso spavento dovuto a qualche avvenimento materiale. Non esiste alcun motivo di paura una volta raggiunta la realizzazione spirituale. I sintomi che Arjuna manifesta sono dovuti dunque a una paura di carattere materiale, la paura di perdere la vita. E questo timore si manifesta anche in altri aspetti: per l’agitazione il suo famoso arco Gandiva gli scivola dalle mani e il cuore, infiammandosi, provoca in lui una sensazione di bruciore sulla pelle. Tutto questo è dovuto a una concezione materiale della vita".







ESTRATTO da una LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 22 Luglio 1973

"Arjuna disse: “Mio caro Krishna, vedendo parenti e amici schierati davanti a me, in tale spirito bellicoso, sento le membra tremare e la bocca inaridirsi. Tutto il mio corpo rabbrividisce, i miei capelli si rizzano, l’arco Gandiva mi scivola dalla mano e la mia pelle brucia”. (1.28)
“Mio caro Krishna, vedendo parenti e amici schierati davanti a me con spirito bellicoso, sento le membra tremare e la bocca inaridirsi. Non posso farlo”. (1.29)

Così, ‘dristvemam svajanam krishna’, dopo aver visto tutti i suoi parenti e amici là schierati.

Arjuna è un grande guerriero, un combattente, e per un kshatriya uccidere non è un compito molto difficile. Gli kshatriya sono addestrati a farlo, e inoltre è permesso loro di cacciare. Proprio come i medici professionisti, che sono addestrati a praticare operazioni chirurgiche su un cadavere. Non è possibile, ovviamente, per un gentiluomo spingere il coltello nel corpo di qualcuno. È una cosa naturalmente molto difficile; eccetto che per i criminali.

Come ai medici è permesso di tagliare un corpo morto per vedere dove sono i nervi, allo stesso modo, anche nell’addestramento degli kshatriya è permesso di uccidere – ‘ksha’ significa oltraggio o lesione, e ‘tra’ significa ‘trayate’, salvare. Lo kshatriya deve salvare e proteggere gli abitanti da attacchi esterni. Questo è lo kshatriya; mentre brahmana significa che conosce il Brahman Supremo. Perciò, brahmana, kshatriya, vaisya e sudra – ‘guna-karma-vibhagasah’ (Bg. 4.13): queste divisioni sono create sulla base delle qualità (guna), o influenze materiali, e le attività (karma).

Così Arjuna era uno kshatriya, addestrato da Dronacarya su come uccidere. La non violenza non è l’occupazione degli kshatriya. Per loro questa sarebbe codardia. Sono addestrati a essere violenti, altrimenti non potrebbero governare. In passato il re (che era kshatriya) giudicava immediatamente i colpevoli; non come oggi che si deve aspettare per anni la sentenza del tribunale. Il re sedeva regolarmente nell’assemblea e giudicava direttamente i criminali e i colpevoli; e talvolta doveva ucciderli personalmente con la spada. Anche nei paesi occidentali, i reali erano addestrati; ma al giorno d’oggi c’è il governo democratico costituzionale e il re non ha più potere.

Oggigiorno, nella cosiddetta democrazia, tanti mascalzoni vanno al governo semplicemente per aver ottenuto dei voti. Ma cosa conoscono riguardo al governare? Pertanto, al momento, in tutto il mondo non esiste un buon governo. L’America era considerata un buon governo; ma ora possiamo vedere il comportamento impossibile del signor Nixon. In passato gli kshatriya erano educati su come governare, ed erano addestrati da insegnanti esperti sull’arte militare, come Dronacarya, che era l’insegnante di Arjuna.

Tutti i principi reali erano addestrati a uccidere, e non solo, anche a governare secondo gli Shastra. Gli affari del re erano di vedere che tutti nel paese fossero appropriatamente impegnati nelle loro attività, e perciò la disoccupazione non esisteva. Questo è il primo dovere del governo, poiché, se una persona è disoccupata, s’impegnerà nell’ “officina del diavolo” – farà il lavoro del diavolo. È ciò che sta accadendo. Poiché il figlio di uomo ricco non ha bisogno di lavorare, impegnerà così il cervello nell’officina del diavolo creando tanti “ismi”. Ma tutti dovrebbero essere impegnati nel lavoro; questo è il primo dovere del governo. Il brahmana è impegnato come un brahmana, e lo ksatriya è impegnato come uno ksatriya.

Arjuna non è un codardo, è un guerriero competente; eppure, ‘dehatma-buddhi’, il concetto corporeo di vita è molto forte. Così Arjuna riconosce, ‘dristvemam svajanam krishna’ (1.28): “Mio caro Krishna, devo uccidere i miei parenti”. “Parente” significa una relazione basata sul concetto corporeo. Ma in realtà tutti sono “parenti”, perché ognuno è il figlio di Krishna. La persona cosciente di Krishna può vedere tutti come parenti; ma se non è cosciente di Krishna allora vedrà come parenti solo coloro con cui ha una relazione corporea. Questo è il difetto. Fanno pubblicità su opere umanitarie, attività filantropiche, il comunismo, tutti questi “ismi”; ma quando si tratta di relazioni basate sul corpo, immediatamente tutto cambia.

Nel paese comunista, Khruschev fu allontanato perché proteggeva e favoriva i suoi parenti. Questo era il difetto. Potete perciò sbandierare lo slogan “io sono per tutti”, ma in realtà avete un riguardo speciale per vostri parenti. Questo si chiama “nepotismo”. Molti grandi leader agiscono in questo modo, come il nostro Jawaharhal Nehru, che inviò i suoi parenti come ambasciatori. Vijaya Lakshmi, una donna, fu inviata come ambasciatrice, un alto funzionario. Così questa faccenda, l’attaccamento per i “propri parenti”, è molto preminente ovunque.

Arjuna è quindi un grande guerriero, ‘yuyutsu’, addestrato a combattere con spirito bellicoso; e anche dalla parte opposta l’esercito era riunito con spirito combattivo; poiché coloro che non combattono con questo spirito sono uccisi facilmente. Eppure, nonostante lo spirito bellicoso, Arjuna esita di fronte ai suoi parenti. Così le relazioni basate sul corpo costituiscono una barriera per la comprensione spirituale; e finché esiste la concezione corporea – “io sono questo corpo, e chiunque è legato a questo corpo è mio parente” – è molto difficile progredire nella coscienza spirituale. La civiltà vedica, quindi, è organizzata in modo da abbandonare questa perversa concezione dei “miei parenti” basata sul corpo; e ciò è detto jnana-vairagya. Due cose sono richieste nella vita umana: jnana e vairagya – conoscenza e distacco.

Quest’attaccamento aumenta, poiché, ‘pumsah striya mithuni-bhavam etam’, il mondo intero è basato sulla vita sessuale. L’uomo ha attrazione per la donna; la donna ha attrazione per l’uomo. Questa è la schiavitù della natura materiale – incatenati. E quando sono veramente uniti, queste catene, o attrazione, aumentano.
“L’attrazione tra maschio e femmina costituisce il principio fondamentale dell’esistenza materiale. sulla base di questa concezione errata, che incatena i cuori, l’essere sviluppa attrazione per il corpo, la casa, le terre, i figli, i parenti e i beni materiali. In questo modo egli accresce le illusioni della vita e pensa in termini di ‘io’ e ‘mio’.” (SB. 5.5.8)

‘Hridaya-granthim’ è il nodo del cuore – “è mia moglie”, “è mio marito”. Naturalmente ai giorni nostri questo nodo è assai allentato; ma in passato era molto stretto perché alla donna non era permesso di mescolarsi ad altri uomini, né all’uomo di mescolarsi ad altre donne. Questo mescolarsi ha allentato anche un nodo così stretto, ‘hridaya-granthim’, e perciò, anche un semplice litigio tra coniugi è causa di divorzio. Poiché quest’unione non è più così forte. In un modo o nell’altro questo nodo si è allentato. È una buona cosa.

Il legame di parentela quindi viene dalla concezione corporea di vita, e Arjuna sta preparando il terreno per ricevere le istruzioni della Bhagavad-gita; poiché l’insegnamento spirituale inizia dal separare l’anima dal corpo, e finché non si comprende che l’anima è diversa dal corpo non c’è educazione spirituale. Questo è il principio di base. Se non si comprende che cos’è l’anima, non può esserci educazione spirituale. Così ora Arjuna è influenzato dal concetto corporeo, e apertamente dichiara, ‘dristvemam svajanam krishna yuyutsum samupasthitam’ (1.29): “Mio caro Krishna, vedendo parenti e amici schierati davanti a me con spirito bellicoso, sento le membra tremare e la bocca inaridirsi”. Abbiamo avuto questa esperienza: in caso di pericolo appaiono vari sintomi come descritti in questi due versi.

Così come questi sintomi, o trasformazioni corporee, si manifestano in momenti di pericoli, similmente compaiono anche nei momenti di felicità spirituale. Ciò è detto ‘anda-sattvika-vikara’ (Cc. Antya 14.99), le otto trasformazioni corporee. Nel nostro corpo ci sono molte riserve d’energie che si manifestano a suo tempo quando la mente e l’intelligenza lavorano in modi diversi. Questo è lo studio di come le cose si manifestano. Appaiono dall’intelligenza e la mente. L’anima è presente, e la mente e l’intelligenza creano la condizione dei sintomi corporei. Perciò il corpo e i sensi non è tutto [c’è anche l’anima]. L’educazione moderna si basa sul concetto che il corpo è tutto. No. Studio del corpo significa studiare i sensi.

‘Indriyani parany ahur’ndriyebhyah param manah’ (Bg. 3.42): “I sensi attivi sono superiori alla materia inerte ma superiore ai sensi è la mente, e superiore alla mente è l’intelligenza: ma l’anima è superiore a tutto”.

Nella nostra visione grossolana noi vediamo il corpo e i sensi; ma i sintomi corporei agiscono perché c’è la mente, e la mente agisce perché c’è l’intelligenza, e l’intelligenza agisce perché c’è l’anima. Perciò questo è il metodo. Il principio di base è l’anima.

L’anima agisce attraverso l’intelligenza, e l’intelligenza agisce attraverso la mente, e la mente si esprime attraverso i sensi. Questa è la posizione. Così, se la mia mente sarà assorta in qualcosa, in qualche argomento, anche i miei sintomi corporei si manifesteranno – ossia, i sensi agiranno in conformità alla mente. Perciò, anche nel progresso spirituale si deve addestrare la mente – ‘sa vai manah krsna-padaravindayor vacamsi vaikuntha-gunanuvarnane’ (SB. 9.4.18): “Impegnava sempre la sua mente nella meditazione sui piedi di loto di Krishna e le parole nel descrivere le Sue glorie”.

Prima di tutto si deve fissare la mente. Pratica yoga significa ‘indriya-samyama’, controllare la mente e i sensi. Questa è la pratica yoga; poiché la mente è molto instabile e mutevole, e accetta e rifiuta immediatamente qualcosa, è molto volubile. Si deve dunque educare la mente, e quando la mente è educata, o controllata, allora anche i sensi sono automaticamente controllati. Così, se avete una mente forte, “non accetterò cibo che non sia offerto a Krishna”, la vostra lingua sarà naturalmente controllata.

Bhaktivinoda Thakura canta: ‘sarira avidya-jal jadendriya tahe kal jive phele vishaya-sagare’. Il nostro corpo è una rete di nescienza, o ignoranza, e i sensi sono i nostri nemici mortali. E perché abbiamo questo corpo materiale? Perché abbiamo dimenticato Krishna e vogliamo dominare la natura materiale. Questa è la nostra posizione. Perciò secondo i nostri diversi desideri, otteniamo corpi differenti. In un’assemblea di cento persone vediamo che nessun corpo coincide con un altro, e ogni viso è differente dall’altro. Ognuno ha diversi desideri, e perciò l’espressione del viso, la struttura corporea e ogni altra parte è creata in base alla mente; e anche nel momento della morte, la mia conformazione mentale mi trasferirà a un diverso tipo di corpo.

La mente trasporterà l’anima. È tutto spiegato nella Bhagavad-gita: ‘yam yam vapi smaran bhavam tyajaty ante kalevaram’ (Bg. 8.6). Coscienza di Krishna significa, quindi, educare la mente a ricordare sempre Krishna. Ricordando sempre Krishna – Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare – potrete al momento della morte ricordare Krishna e la vostra vita avrà successo. ‘Tyaktva deham punar janma naiti mam eti kaunteya’ (Bg. 4.9), sarete immediatamente trasferiti a Krishnaloka. Questo è la pratica: pensare sempre a Krishna ventiquattr’ore. ‘Kirtanyah sada harih’, come raccomandato da Caitanya Mahaprabhu:

taror api sahisnuna, trnad api sunicena
taror api sahisnuna, amanina manadena
kirtaniyah sada harih

“Colui che si considera più umile di un filo di paglia sulla strada, che è più tollerante di un albero, e che non aspetta nessun onore per sé stesso ma è sempre pronto a offrire i suoi rispetti agli altri, può cantare molto facilmente e costantemente il nome del Signore”. (Cc. Adi 17.31)

Se si desidera seriamente di essere trasferiti nel luogo dove si trova Krishna, allora bisogna educare la mente in modo che al momento della morte si possa ricordare Krishna. Perciò, il grande re Kulashekhara prega, ‘krishna tvadiya-pada-pankaja-panjarantam adyaiva me visatu manasa-raja-hamsa’: “O Krishna, ora che sono in buona salute, concedimi di morire subito, così che la mia mente, che è simile a un cigno, possa trarre piacere a rimanere tra gli steli dei Tuoi piedi di loto”.

I piedi di Krishna sono sempre paragonati ai fiori di loto, che hanno uno stelo; e i cigni provano piacere a tuffarsi nell’acqua e a rimanere impigliati tra gli steli del loto. Questo è il loro divertimento. Così paragona la sua mente al cigno, ‘raja-hamsa’: Lascia che la mia mente, come un cigno provi piacere tra gli steli dei Tuoi piedi di loto; ma immediatamente, ora che sono in salute. Altrimenti, quando le mie funzioni corporee saranno confuse, ‘kapha, vata, pitta’, e la mia gola sarà strozzata, ‘khan khan’, come potrò ricordare i Tuoi piedi di loto? Lasciami quindi morire subito, ora che sono in buone condizioni, altrimenti potrei non essere in grado di ricordarTi.

Questo è il punto. La mente dovrebbe essere mantenuta sempre in buone condizioni, ‘samjna’, in modo da poter ricordare Krishna al momento della morte. In Bengala si dice: Puoi essere un grande devoto ma al momento della morte sarai messo alla prova, in che modo ricorderai Krishna. Questa sarà la prova finale. Se al momento della morte dimentichiamo… o se cantiamo Hare Krishna come un pappagallo… ma se il pappagallo è afferrato alla gola dal gatto, “kanh! kanh! kanh!”, allora non canterà più il nome di Krishna. Quindi la pratica artificiale non ci aiuterà, perché “quando le mie funzioni corporee saranno confuse e la mia gola sarà strozzata, ‘khan khan’, come potrò ricordare i Tuoi piedi di loto?”

Fin dall’inizio bisogna praticare la coscienza di Krishna, se siamo veramente seri nel tornare a casa da Dio, e non aspettare l’attimo prima di morire, o qualche anno prima. Non è così facile. Perciò Prahlada Maharaja raccomanda:

kaumara acaret prajno
dharman bhagavatan iha
durlabham manusham janma
tad apy adhruvam arthadam

“Chi è sufficientemente intelligente dovrebbe usare il suo corpo dalla forma umana fin dall’inizio della sua vita – in altre parole, fin dalla più tenera infanzia – per praticare le attività del servizio devozionale lasciando ogni altra occupazione. Il corpo umano è raramente ottenibile, e sebbene sia temporaneo come ogni altro corpo, è molto indicativo perché permette di compiere il servizio devozionale. Anche una lieve dose di servizio sincero può conferire la completa perfezione”. (SB. 7.6.1)

Prahlada aveva cinque anni ed era cosciente di Krishna fin da quando era nel grembo di sua madre, quando ascoltò Narada che la stava istruendo. Il risultato è stato che fin dall’inizio della sua vita era consapevole di Krishna. Nacque che era già cosciente di Krishna, e consigliava i suoi compagni di scuola predicando loro. Vedete? Aveva cinque anni, eppure trovava l’opportunità di predicare. Era nato in una famiglia di demoni e anche i suoi amici di scuola erano figli di demoni – per loro la coscienza di Krishna era impossibile. Ma lui diventò cosciente di Krishna quand’era nel grembo di sua madre, e cercò così di predicare. Essendo il figlio del re non aveva altre opportunità per predicare se non a scuola, quando l’insegnante non c’era; ed era solo un bambino di cinque anni. Questo è lo spirito di predica. Appena ne avete l’opportunità, predicate. Che significa?

Caitanya Mahaprabhu ci ha consigliato, ‘yare dekha tare kaha krsna-upadesha’ (Cc. Madhya 7.128): “Parlate di Krishna a chiunque incontrate”. Se siete avanzati e se conoscete le istruzioni di Krishna dalla Bhagavad-gita, potete predicare ad altri; ma anche se non avete letto e non sapete nulla, potete predicare: “Per favore, caro signore, diventi cosciente di Krishna”. Anche questo è predicare. “Caro signore, si abbandoni a Krishna”. Andate di porta in porta, e se non sapete nulla, dite soltanto: “Caro signore, lei è una persona buona e intelligente, canti Hare Krishna”.

Prabodhananda Sarasvati insegnò questo tipo di predica. Questo è il suo metodo: ‘dante nidhaya trinakam padayor nipatya kaku-satam kritva ca aham bravimi’. Secondo la tradizione vedica, se volete essere umili, dovete tenere in bocca un filo di paglia, ‘trina’. Il metodo è di avvicinare qualcuno tenendo un filo di paglia in bocca (dante nidhaya trinata), cadere ai suoi piedi (padayor nipatya) e lusingarlo, ‘kaku-satam kritva ca aham bravimi’: “Signore, lei è un grande uomo, un uomo intelligente”. Questo è lusinghiero. Anche se è uno sciocco numero uno, talvolta è necessario adularlo in questo modo. Proprio come un mendicante, che a volte dice: “Diventerai re”. E qualcuno allora pensa: “Oh, grazie della benedizione, prendi queste rupie”. Talvolta l’adulazione è necessaria.

E se l’uomo reagisce, dicendo: “Perché sei così umile e adulatore? Che intenzioni hai?” Allora dirai: “Tu sei un grande sadhu e sai molte cose, ma per favore abbandona tutto, e semplicemente ascolta le parole di Sri Caitanya Mahaprabhu. Questa è la mia richiesta”. Sakalam eva vihaya durat caitanya-candra-carane kurutanuragam.
Anche questo è un metodo di predica. Se glorifichi qualcuno come un grande sadhu, una persona intelligente e ricca, egli ti ascolterà quel tanto che basta. E quando dirà, “Che cosa vuoi?”, allora risponderai, “Voglio questo, signore, qualsiasi cosa tu abbia imparato, per favore dimentica tutto”. So che sei un perfetto mascalzone (ride) e la tua mente è piena di cose confuse, perciò dimentica tutto. ‘Sakalam eva vihaya durat’: “Tutti questi nonsensi gettali molto lontano e non voltarti indietro”. E dopo che farai? ‘Caitanya-carane kurutanuragam’: “Per favore ascolta le parole di Caitanya-candra”.

‘Sri-krishna-caitanya-daya karaha vicara, vicara karile citte pabe camatkara’ (Cc. Adi 8.15): “Se hai un vero interesse per la logica e la discussione, applica questo metodo per comprendere la misericordia di Sri Caitanya Mahaprabhu. Se lo farai, troverai ciò sorprendente e meraviglioso”. Perciò, “cerca di capire la misericordia di Caitanya Mahaprabhu e diventerai sublime. Non accettare ciecamente, ma cerca di capire con la tua intelligenza chi è Caitanya-candra”. Questa è predica.

Così Arjuna deve essere un predicatore; e ciò significa che deve sacrificare ogni cosa nell’interesse di Krishna. Questo è tutto. Arjuna sarà il più grande esempio di come diventare coscienti di Krishna. Nel decimo Capitolo egli dirà, ‘sarvam etad ritam manye yad vadasi keshava’ (Bg. 10.14): “Mio caro Krishna, accetterò tutto ciò che mi dirai”. Senza interpretazioni o congetture.

I mascalzoni accettano la Bhagavad-gita sul principio di ‘ardha-kukkuti-nyaya’ (Cc. Adi 5.176), o la logica della “mezza gallina”. Il Nyaya, la scienza della logica, spiega il principio di ‘ardha-kukkuti-nyaya’. ‘Kukkuti’ significa gallina. Ogni giorno la gallina dà un uovo, e così il suo proprietario considera: “Questa è un’ottima gallina, perché fa un uovo ogni giorno, ma la sua bocca mangia ed è troppo dispendiosa. Perciò le taglierò la testa e terrò soltanto la parte che dà l’uovo”. Così questi mascalzoni studiano la Bhagavad-gita sul principio di ‘ardha-kukkuti-nyaya’: “Taglia questo, taglia quello”. Se tagliate la testa, non ci sarà più l’uovo; ma i mascalzoni non lo sanno. Similmente, se cercate di studiare la Bhagavad-gita secondo il vostro capriccio, tagliando questo e quello, allora non state studiando la Bhagavad-gita, ma state facendo qualcos’altro.

Si deve dunque imparare da Arjuna come accettare la Bhagavad-gita. Arjuna dichiara: “Krishna, Tu sei Dio, la Persona Suprema, ed io accetterò tutto ciò che mi dirai”. (Bg. 10.14) Questo è lo studio della Bhagavad-gita. Così, per Arjuna l’ostacolo è ‘svajana’, i parenti. “O Krishna, questo è il mio problema, devo ucciderli” – dristvemam svajanam krishna. Arjuna si presenta come uno sciocco, sebbene non lo sia; e così facendo prepara il terreno affinché Krishna annunci la Bhagavad-gita. Questo è il principio. Arjuna non è veramente influenzato dall’attaccamento per i parenti, ma agisce come se lo fosse.

‘Yasyatma-buddhih kunape tridhatuke’ (SB. 10.84.13), colui che s’identifica col corpo fatto di tre elementi di base – muco, bile e aria – non è differente da un cadavere che cammina.
Così Arjuna dichiara: Sono tutti ladri e furfanti eppure proclamano di essere miei parenti. Io li chiamo ‘svajana’ (parenti), ma negli Shastra sono definiti ‘svajanakhya-dasyu’.

Supponiamo che un borsaiolo rubi cento dollari dalla tasca di uomo, che comunque riesce a catturarlo e a consegnarlo alla polizia; e quando arriva a casa, la moglie gli prende tutto il denaro che ha guadagnato duramente, e lui ride, “Oh, mi ha preso tutto”. Svajanakhya-dasyu. Il ladro è stato consegnato alla polizia, ma quando la moglie e i figli, in nome di svajana (parentela), gli portano via tutto, allora è soddisfatto, “mi hanno preso tutto, ma non importa”. È stata compiuta la stessa attività – svajanakhya-dasyu. Lui lavora duramente giorno e notte, ma quando è derubato dai familiari, “Oh, non importa, sono i miei congiunti, svajana”. Questa si chiama illusione.
Grazie molte. Hare Krishna.



Fine.

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Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.














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