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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 Lezioni del Fondatore in Italiano
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Verso 44

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangeeta Dasi Inserito il - 21/10/2018 : 16:26:20
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 1
Verso 44


aho bata mahat papam
kartum vyavasita vayam
yad rajya-sukha-lobhena
hantum sva-janam udyatah


TRADUZIONE

"Ahimè, non è strano che ci apprestiamo ora a commettere crimini così gravi, spinti dal desiderio di godere del piacere della sovranità ?"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Motivi egoistici possono spingere l’uomo a commettere gravi peccati, come l’uccisione del proprio fratello, del padre o della madre. La storia ce ne offre numerosi esempi. Ma Arjuna, un santo devoto del Signore, è sempre consapevole dei princìpi morali e si preoccupa di evitare azioni di questa natura".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 31 Luglio 1973

aho bata mahat papam
kartum vyavasita vayam
yad rajya-sukha-lobhena
hantum sva-janam udyatah

“Ahimè, non è strano che ci apprestiamo a commettere crimini così gravi? Spinti dal desiderio di godere del piacere della sovranità, siamo sul punto di uccidere i nostri stessi parenti”.

"A volte Arjuna è accusato di violenza, la Bhagavad-gita è accusata di essere piena di violenza. Sì, è piena di violenza sul campo di battaglia. Ma il pensiero vaisnava… Arjuna sta pensando che la causa del conflitto sia ‘rajya-sukha’, il suo desiderio di sovranità – ‘yad rajya-sukha-lobhena’. Pensa che fosse organizzato per la sua soddisfazione, perché potesse godere del regno e della felicità che ne consegue. In realtà non era così. Fu pianificato da Krishna per la Sua soddisfazione e non per la soddisfazione di Arjuna. Questa è la differenza tra l’attività ordinaria e il servizio devozionale, che sembrano quasi uguali.

Proprio come noi, che viviamo in questa casa, cantiamo, danziamo e mangiamo. E i vicini pensano: “Ma anche noi cantiamo, mangiamo e danziamo qual è la differenza?” Potrebbero chiedersi quale sia la differenza tra il servizio devozionale e le attività ordinarie. Sembrano quasi uguali, perciò la gente fraintende la Bhagavad-gita come un conflitto violento ordinario; ma in realtà è stato organizzato da Krishna per soddisfare la Sua missione, ‘paritranaya sadhunam vinasaya ca duskritam’ (Bg. 4.8).

Questa è la Sua soddisfazione, non di Arjuna o di qualcun altro. È il Suo disegno. Egli discende su questo pianeta, in quest’universo, solo per stabilire il vero scopo della vita religiosa e per sconfiggere coloro che si oppongono al vero scopo della vita umana. Questa è la Sua missione, per soddisfare simultaneamente due cose: liberare le persone pie e annientare i miscredenti. ‘Paritranaya sadhunam vinasaya ca duskritam’ (Bg.4.8).

‘Sva-janam’ significa “parenti”; ma in senso più elevato si riferisce a tutti gli esseri viventi, non solo a mio fratello, mio padre o mio zio. Chi non è cosciente di Krishna, chi ha una coscienza ordinaria materiale, non può pensare in termini di ‘sva-janam’. “Tutti gli esseri viventi sono miei parenti”. In realtà, ognuno è il nostro sva-janam, perché Dio è il padre, come Krishna proclama, ‘aham bija-pradah pita’ (Bg.14.4): Di tutte le specie di vita, Io ne sono il padre che dà il seme.

Non solo Krishna, comunque, ma ogni sistema religioso autentico proclama che Dio è il padre originale. Questo è un fatto. ‘Aham sarvasya prabhavo mattah sarvam pravartate’ (Bg. 10.8): “Sono la fonte di tutti i mondi materiali e spirituali. Tutto emana da Me”. Ogni cosa emana da Lui, il padre supremo; e se Krishna è il padre supremo, allora è il padre di tutti – in ogni specie di vita, ‘sarva-yonisu kaunteya’ (Bg. 14.4). Tutti gli esseri viventi, in ogni specie e forma di vita, sono nostri ‘sva-janam’, parenti. Com'è possibile? Perché Krishna è il padre originale. Perciò il devoto di Krishna non desidera minimamente nuocere ad alcun essere vivente. Questa è la coscienza di Krishna.

vidya-vinaya-sampanne
brahmane gavi hastini
suni caiva sva-pake ca
panditah sama-darsina
“L’umile saggio, illuminato dalla vera conoscenza, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l’elefante, il cane e il mangiatore di cani [l’intoccabile]”. (Bg. 5.18)

Il pandita, o l’uomo erudito, ha una visione equanime, ‘sama-darsinah’, proprio come Krishna. In questa immagine vediamo che Krishna non sta solo abbracciando le gopi, ma anche il vitello e le mucche. ‘Sama-darsinah’. Le gopi, le mucche, i vitelli e chiunque altro che a Vrindavana Lo serve con amore, sono tutti uguali per Lui. Qualcuno vuole servire Krishna come un vitello, e un altro vuole servirLo come una mucca, o una gopi, o un pastorello, o come Suo padre o Sua madre. Ci sono diversi gusti o dolci sentimenti. Ogni essere vivente ha un suo particolare gusto nel servire e amare Krishna, ma il punto centrale è amare Krishna.

Anche Krishna reciproca, e non fa discriminazioni: “Ecco una gopi, una bella ragazza, perciò amerò più lei di un vitello”. No. Krishna non è parziale, e similmente anche il Suo devoto.
Essere cosciente di Krishna significa acquisire, in minuta quantità, le qualità di Krishna; perciò, anche il devoto è equanime con tutti e considera tutti ‘sva-jana’, della stessa famiglia, senza discriminare se ha il corpo di una formica o di un elefante. La scintilla vivente, l’anima, ha la stessa dimensione, sia nella formica sia nell'elefante. Ne abbiamo già parlato molte volte, l’anima è la decimillesima parte della punta di un capello.

kesagra-sata-bhagasya
satadha kalpitasya ca
jivo bhagah sa vijneyah
sa canantyaya kalpate

“Se dividiamo la punta di un capello in cento parti, e poi suddividiamo una di queste parti in altre cento parti, questa decimillesima parte corrisponde alla dimensione dell’essere vivente. Questa è la conclusione di più importanti mantra vedici”. (Cc. Madhya 19.140)

Gli Shastra descrivono la dimensione dell’anima, che è infinitesimale. Immaginate: la decimillesima parte della punta di un capello. Questo minuto frammento è nella formica, nell'elefante e in Brahma. Il pandita che ha conoscenza e sa che l’anima, scintilla spirituale, è parte e frammento di Krishna, ha una visione equanime, ‘panditah sama-darsina’.

Il brahmana erudito è la persona più intelligente nella società umana, e il cane è esteriormente molto diverso. Ecco un cane per strada ed ecco un brahmana erudito. Chi è cosciente di Krishna vede in modo equanime sia il cane sia il pandita, perché vede anche la scintilla spirituale. Dovuto al suo karma, la scintilla spirituale è diventata un pandita e un’altra è diventata un cane. Ma all’interno dei diversi corpi c’è l’anima – ‘dehino smin yatha dehe kaumaram’ (Bg. 2.13), l’anima passa in un altro corpo all’istante della morte. Perciò egli vede che nei diversi corpi c’è l’anima, ‘asmin dehe’.

Ovviamente non significa che dovrò comportarmi in modo equanime con il pandita e con il cane, per quanto riguarda il comportamento esterno; ma si deve sapere che internamente il cane e il pandita sono scintille spirituali. Ciò è definito ‘brahma-jnana’, la conoscenza della sé spirituale. E quando si ottiene il brahma-jnana, allora, ‘brahma-bhutah prasannatma na socati na kankshati samah sarveshu bhuteshu’ (Bg. 18.54), chi ha raggiunto la trascendenza realizza il brahman, diventa felice ed è equanime verso tutti gli esseri viventi – ‘samah’ significa equanime. Questo è il significato di ‘brahma-jnana’.

In questo verso Arjuna dice, ‘yad rajya-sukha-lobhena hantum sva-janam udyatah’ (Bg. 1.44): “Spinti dal desiderio di godere del piacere della sovranità, siamo sul punto di uccidere i nostri stessi parenti”. Uccidere gli animali per la soddisfazione della lingua è detto ‘mahat papam’, un grande peccato: È un grave peccato uccidere qualsiasi essere vivente per la propria soddisfazione, che sia pure per soddisfare la lingua o un altro senso, perché tutti gli esseri sono ‘sva-janam’. Eppure Arjuna sta parlando in senso limitato; sta pensando solo ai membri della sua famiglia. Ma se uno è veramente nella conoscenza, ‘brahma-jnana’, penserà che anche gli animali inferiori appartengano alla propria famiglia e che uccidere per la soddisfazione dei sensi sia un’azione molto peccaminosa. Sfortunatamente, ognuno sta uccidendo per la propria gratificazione dei sensi in nome della religione; sebbene sia proibito, continuano a uccidere. Immaginate solo quante attività peccaminose stanno commettendo. Come possono essere felici?

La felicità. Naturalmente anche un maiale pensa di essere molto felice, mangiando escrementi, stando in luoghi immondi e facendo sesso facilmente senza discriminazioni; pensa che la sua vita sia molto felice, ma questa non è felicità. La vera felicità è un’altra cosa: ‘sukham atyantikam yat tad atindriya-grahyam’ (Bg. 6.21), provare una felicità illimitata con i sensi spirituali. Se cercate la felicità con i vostri sensi materiali ottusi, questa non è felicità. La felicità è oltre i vostri sensi materiali. Perciò, ‘sukham atyantikam’ (la felicità trascendentale suprema), questa è la vera felicità.

Vera felicità significa che non finirà mai, che sarete completamente appagati e allo stesso tempo mai sazi; e non direte mai “non ne voglio più”. Questa è la vera felicità. Nella felicità materiale non c’è una simile cosa. Dopo aver goduto di qualche minuto di felicità materiale, vi sentirete immediatamente sazi; ma quella felicità finirà e sentirete il bisogno di averne ancora e ancora. Perciò, nella Bhagavad-gita (6.21) è detto ‘sukham atyantikam yat tad’.

Se è impossibile provare la vera felicità con questi sensi materiali ottusi, allora, con quali sensi è possibile? Con i sensi purificati – ‘sarvopadhi-vinirmuktam tat-paratvena nirmalam’ (Cc. Madhya 19.170), impegnando i sensi nel servizio del Signore ci si libera da ogni designazione materiale e i sensi si purificano. Quando i sensi sono impegnati nel servizio di Krishna, ‘tat-paratvena’, al solo scopo si soddisfare Krishna, allora sono purificati – ‘hrisikesa-sevanam bhaktir ucyate’. Questo è richiesto.

All’inizio, quindi, Arjuna, pensa in termini di sensi ottusi; ma in seguito agirà con i sensi spirituali – ‘atyantikam atindriya-grahyam’ (Bg. 6.21). Cercate di capire. Questa è la coscienza di Krishna. Ora Arjuna sta pensando, ‘yad rajya-sukha-lobhena’: “Per il desiderio di godere del regno, per la mia gratificazione dei sensi, dovrò uccidere i miei parenti, e questo è un grande peccato”. Questo è un fatto. Sarebbe veramente un grande peccato, se il conflitto sul campo di battaglia a Kurukshetra fosse allo scopo di gratificare i sensi di Arjuna. Ma non è per soddisfare Arjuna, bensì per soddisfare Krishna.

Così la conclusione è che ciò che facciamo per la nostra gratificazione dei sensi è ‘maha-papam’, attività peccaminose; ma se facciamo le stesse cose per la soddisfazione di Krishna, allora è avanzamento spirituale. Questa è la differenza. Così il ‘karmi’ [lavoratore interessato] lavora per la sua gratificazione dei sensi, e il devoto lavora per la soddisfazione di Krishna.

Sebbene questi due tipi di attività sembrino esternamente simili, in realtà c’è una grande differenza. Ciò che si fa per soddisfare i propri desideri è ‘maha-papa’, un grande peccato; e le stesse cose fatte per Krishna ci apriranno la via della liberazione, per tornare a casa da Dio. Questa è la differenza. Dovete cambiare la coscienza. Che cosa fate? Per chi lo fate? Per voi stessi o per Krishna? Questa è la coscienza di Krishna, ed è la perfezione della vita. In qualsiasi posizione vi trovate qualsiasi cosa fate, non ha importanza. Ciò è confermato nello Srimad-Bhagavatam (1.2.13):

ata pumbhir dvija-sresta
varnasrama-vibhagasah
svanusthitasya dharmasya
samsiddhim hari-tosanam

“O migliore tra i nati-due-volte, è stato concluso che la più alta perfezione che si possa raggiungere adempiendo i propri doveri nell’istituzione del varnasrama è soddisfare il Signore, Sri Hari”.

‘Hari-tosanam’ significa soddisfare il Signore Supremo, Hari. Questa è la perfezione. Non ha importanza ciò che fate – ‘varnasrama-vibhagasah’. Innanzitutto, “qualsiasi cosa fate” non significa che qualunque nonsenso state facendo, sia accettato. No. ‘Varnasrama-vibhagasah’ – agire secondo i propri doveri nelle quattro divisioni dei ‘varna’. Nella civiltà vedica ci sono le divisioni dei ‘varna’: brahmana, ksatriya, vaisya, sudra. I doveri prescritti del brahmana sono ‘satyah samo damas titiksha arjavam…’ (Bg 18.42) – tranquillità, autocontrollo, austerità, purezza, tolleranza, onestà. Perciò ksatriya, vaisya e sudra hanno i loro doveri prescritti.

Le attività, quindi, devono essere compiute secondo le ingiunzioni del ‘varnasrama’. Questa è la società umana perfetta. Innanzitutto, deve esserci questa divisione, e quando tutti agiscono secondo i loro doveri della loro particolare posizione, per la soddisfazione di Krishna, questa è la perfezione della vita. Non importa che siate sudra o brahmana, ma se agite per la soddisfazione di Krishna secondo le ingiunzioni della vostra posizione, allora la vostra vita è perfetta. Questo è necessario.
L’intera società dovrebbe basarsi su questo principio.

Le divisioni sono già esistenti, e dovrebbero essere coordinate e ordinate. Non è che tutti sono brahmana – brahmana significa uomo intelligente. Chi è più intelligente deve essere educato come brahmana, chi ha uno spirito combattivo deve essere educato come ksatriya; e chi ha una mentalità da commerciante, deve essere educato come vaisya, perché l’aumento del denaro è necessario; e allo stesso modo i sudra, lavoratori e operai. Tutti dovrebbero essere educati al fine di soddisfare Krishna – ‘varnasrama vibhagasah’. “La perfezione più elevata, raggiunta col compimento dei doveri prescritti è soddisfare Sri Hari” – ‘dharmasya samsiddhim hari-tosanam’ (SB 1.2.13)

Così Arjuna è un guerriero ed è impegnato a combattere. Ma è anche un devoto, e giustamente pensa: “Uccidere i miei parenti per la mia gratificazione dei sensi è un grande peccato”. Ma, in realtà, l’occupazione di Krishna non è d’impegnare il Suo devoto in azioni colpevoli. No. Questa non è l’occupazione di Krishna. Benché, superficialmente qui possa così sembrare, tuttavia le attività di Krishna sono sempre trascendentali e supremamente pure. I mascalzoni che non comprendono Krishna, asseriscono che sia immorale. Ma non conoscono Krishna né le Sue azioni, e pensano: “Perché Krishna incita Arjuna a combattere? È immorale. Perché S’impegna nella danza con le gopi, che sono le mogli e le sorelle di altri? È peccaminoso”.

Se qualcuno s’intrattiene con la figlia, la sorella o la moglie infedele di altri, questo è sesso illecito. Krishna non agisce in questo modo; ma le persone prive di buonsenso falsamente vedono che “Krishna sta danzando nel cuore della notte con le figlie e le sorelle di altri, perciò è immorale”.
Ciò significa che non sanno chi è Krishna. Krishna può fare qualsiasi cosa. ‘Tejiasam na dosaya’ (SB 10.33.29): la posizione di coloro spiritualmente potenti non può essere sminuita da alcun errore.

Come il sole, che è molto potente e che in questo mondo fa evaporare l’acqua dal mare, così come dai luoghi sporchi, dalle fogne, ed evapora anche l’orina; eppure non è mai contaminato, ma con i suoi raggi purifica quei luoghi rendendoli sterilizzati. Similmente, se qualcuno avvicina Krishna con qualche scopo immorale, sarà purificato; ma Krishna rimane incontaminato. I mascalzoni dovrebbero conoscere questa scienza, prima di definirLo immorale. Perciò Krishna dichiara (Bg. 7.3):

manusyanam sahasresu
kascid yatati siddhaye
yatatam api siddhanam
kascid vetti mam tattvatah

“Tra migliaia di uomini forse uno cercherà la perfezione, e tra coloro che la raggiungono, raro è colui che Mi conosce veramente”.

Questi mascalzoni non sanno chi è Krishna, pensano che sia un uomo ordinario: “Perché incita Arjuna a combattere? Perché danza con le figlie e le mogli di altri? Sono azioni immorali”. Così, non si dovrebbe parlare del divertimento della danza rasa con gli sciocchi e i mascalzoni, perché fraintenderanno. Gli oratori di professione del Bhagavata saltano subito alla danza rasa, ma ciò non deve essere fatto. Nemmeno Caitanya Mahaprabhu indulgeva in questo, ma S’impegnava nel sankirtana per beneficiare la massa delle persone; e discuteva sui divertimenti di Krishna con le gopi solo con i Suoi tre devoti prescelti: Ramananda Raya, Svarupa Damodara e Sikhi Mahiti. Sebbene avesse molte migliaia di discepoli, Egli non parlò mai dei rasa-lila di Krishna in pubblico. Era molto riservato, perché avrebbero frainteso.

Questi mascalzoni non sanno chi è Krishna, e fraintenderanno; e saranno contaminati. Ovviamente, non saranno contaminati, perché, dopotutto ascolteranno riguardo a Krishna. Ma possono fraintendere; e ciò ostacolerà il loro progresso spirituale. Krishna non è immorale e non impegna Arjuna in attività colpevoli, ‘svajanam hatva’, come uccidere i suoi parenti. No. Lo impegna nel Suo servizio. Bisogna capire questo. E quando Arjuna comprenderà che “questa guerra non è per la mia gratificazione dei sensi ma per la soddisfazione di Krishna…”, allora accetterà di combattere perché è un devoto. ‘Karisye vacanam tava’ (Bg. 18.73): “Ora sono libero da ogni dubbio e pronto a eseguire il Tuo ordine”. Questa è la sua dichiarazione: “Sì, ora agirò”.

Perciò, ‘atmendriya-tipti-vancha dhare tara nama kama’ (Cc. Adi 4.165). Kama significa lussuria. Che cos'è la lussuria? Ogni volta che si cerca di soddisfare i propri sensi, ciò è chiamata lussuria. Allo stesso modo, ogni volta che si cerca di soddisfare i sensi di Krishna, questo è amore. In pratica, la stessa occupazione: una è personale e l’altra è per Krishna.

Il movimento per la coscienza di Krishna, quindi, significa che in ogni cosa si deve agire per Krishna sotto l’appropriata guida. Non bisogna inventare nulla, “faccio questo per Krishna”, perché sarebbe di nuovo ingannevole. Perciò abbiamo bisogno della guida del maestro spirituale – ‘guru-krishna-prasade paya bhakti lata bija’ (Cc. Madhya 19.151), per la misericordia di Krishna e del maestro spirituale, una persona riceve il seme del rampicante della bhakti, il servizio devozionale.

Nella Caitanya-caritamrita è detto che dovete cercare la misericordia di entrambi, Krishna e guru; non è che siete talmente avanzati da connettervi direttamente con Krishna e che qualsiasi cosa fate, questa è misericordia. No. Non pensate in questo modo. Avete bisogno di essere guidati e di ricevere la conferma del guru – ‘guru-krishna-prasade paya bhakti lata bija’. La via della bhakti è già tracciata. Perciò il nostro scopo, del movimento per la coscienza di Krishna, è che bisogna soddisfare Krishna.

Il professor Zaehner, quel mascalzone, che ritiene capricciosamente che Arjuna, dopo aver ascoltato la Bhagavad-gita, abbia commesso questa violenza. Il professore ha avuto il permesso da Krishna o dal Suo rappresentante? Non conosce il metodo e fa accuse senza necessità, commettendo una grave offesa ai piedi di loto di Krishna. Le persone senza esperienza non dovrebbero cercare d’insegnare la Bhagavad-gita ad altri perché non hanno conoscenza.

Questa conoscenza deve essere ricevuta dal sistema parampara – ‘evam parampara-praptam imam rajarsayo viduh’ (Bg. 4.2): “Questa scienza suprema fu così trasmessa in successione da maestro a discepolo”. Con la carriera accademica, perciò, o con la semplice conoscenza dell’abc, non potete capire la Bhagavad-gita, se non diventate bhakta… Nella Bhagavad-gita, Krishna dichiara, ‘bhakto si priyo si me’ (Bg. 4.3): “Poiché tu sei Mio devoto e amico, puoi conoscere questo mistero trascendentale”. Perciò Sanatana Gosvami ha proibito di ascoltare riguardo a Krishna da una persona che non è un vaisnava.

‘Avaisnava-mukhodgirna-puta-hari-kathamritam sravanam na karta...’. Questo è proibito. Non potete ascoltare da un ‘a-vaisnava’, un non-devoto. Ma un uditorio di studenti come questo non può riconoscere un mascalzone, un non-devoto; non sa che non dovrebbe ascoltare da lui. Perciò la prima condizione è ‘bhakto si’ (essere devoto); e questa proibizione è confermata anche dagli acarya.

Perciò è detto: ‘avaisnava-mukhodgirna-puta-hari-kathamritam sravanam na kartavyam’. I discorsi su Krishna, ‘hari-katha’, sono in sé stessi puri; ma è proibito ascoltarli da un ‘a-vaisnava’, un non-devoto; non si dovrebbe ascoltare, non si dovrebbe ascoltare, non si dovrebbe ascoltare. Bisogna immediatamente rifiutarlo. Prima di tutto ci si deve informare su chi parlerà di Krishna. È un devoto di Krishna? È un vaisnava? E se non lo è, bisogna rifiutarlo subito: “Non ascolterò da te”. Ma le persone non lo sanno e ascoltano qualsiasi mascalzone che parli della Bhagavad-gita. Questo non è il metodo; e allora fraintenderete.

‘Avaisnava-mukhod..., sarpocchistam payo yatha’. Tutti sanno che il latte è buono, ma se è toccato dalla lingua di un serpente, si trasforma subito in veleno; e non possiamo bere veleno. Perciò non ascoltate la Bhagavad-gita o un qualsiasi altro discorso che riguarda Krishna da un non vaisnava, perché allora fraintenderete: “Oh, Krishna sta incitando Arjuna a combattere e a commettere tante attività colpevoli”. Ma non è così. Krishna impegna Arjuna a combattere per soddisfare il Suo scopo – ‘paritranaya sadhunam vinasaya ca duskritam’ (Bg. 4.8): “Discendo di era in era per proteggere le persone pie e annientare i miscredenti”. Così Arjuna sta eseguendo la missione di Krishna, non per il suo beneficio personale. Grazie molte. Hare Krishna"





Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.





























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