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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 Lezioni del Fondatore in Italiano
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Verso 36

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangeeta Dasi Inserito il - 17/07/2018 : 15:30:36
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 1
Verso 36


papam evasrayed asman
hatvaitan atatayinah
tasman narha vayam hantum
dhartarastran sa-bandhavan
sva-janam hi katham hatva
sukhinah syama madhava


TRADUZIONE

"Saremo sopraffatti dal peccato se uccidiamo i nostri aggressori. Non è degno di noi uccidere i nostri amici e i figli di Dhritarastra. Che cosa ci guadagneremo? O Krishna, marito della dea della fortuna, come potremo essere felici dopo aver ucciso i nostri stessi parenti ?"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Secondo i Veda esistono sei categorie di aggressori:

1) chi avvelena una persona,
2) chi incendia la casa altrui,
3) chi occupa la terra altrui,
4) chi saccheggia le ricchezze altrui,
5) chi assale con armi micidiali, e
6) chi rapisce la moglie di un altro.

Uccidere tali aggressori non è un peccato, ma un dovere che non ammette esitazioni. Per una persona comune è normale uccidere questi aggressori, ma Arjuna non è un uomo comune. Egli è virtuoso per natura e vuole agire misericordiosamente verso i suoi nemici. Questo genere di santità non si addice però a uno ksatriya.

Un capo di Stato ha il dovere di essere santo ma non codardo. Sri Rama, per esempio, era così puro che ancora oggi tutti vorrebbero vivere nel regno di Rama, il rama-rajya; ma non mostrò mai segno di codardia, e quando Ravana Lo aggredì col rapimento della Sua sposa, Sita, Rama gli diede una lezione senza pari nella storia del mondo.

Nel caso di Arjuna bisogna naturalmente considerare il carattere particolare dei suoi aggressori; si trattava di suo nonno, del suo precettore, degli amici, dei figli e dei nipoti. Perciò Arjuna pensa di non dover prendere contro di loro le severe misure prescritte normalmente per gli aggressori. Inoltre le Scritture ingiungono agli uomini santi di accordare sempre il perdono, in qualsiasi circostanza.

Tali ingiunzioni destinate alle persone sante sono più rilevanti di qualsiasi emergenza politica. Gli sembra dunque più importante essere santo e religioso e perdonare piuttosto che uccidere i suoi parenti per ragioni politiche. Quale profitto trarrebbe dalla loro morte? Dopotutto, i piaceri del regno sono temporanei; perché dunque rischiare la vita e la salvezza eterna uccidendo i propri parenti?

Qui Arjuna si rivolge a Krishna chiamandolo Madhava, il marito della dea della fortuna, per fargli notare che Lui non dovrebbe impegnarlo in un combattimento che sarà la causa della sua sfortuna. Ma Krishna non è mai causa di sfortuna per nessuno, tantomeno per i Suoi devoti".






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 26 Luglio 1973

“Saremo sopraffatti dalla colpa se uccidiamo i nostri aggressori. Non è degno di noi uccidere i figli di Dhritarastra e i nostri amici. Che cosa ne ricaveremo, o Krishna, marito della dea della fortuna, e come potremo essere felici dopo aver ucciso i nostri stessi parenti?”

‘Papam’ significa attività peccaminose e ‘punyam’ attività pie. Tutti dovrebbero considerare se le loro attività sono papam o punyam, peccaminose o virtuose. Ma gli asura (esseri demoniaci) non lo sanno, ‘pravrittim ca nivrittim ca na vidur asura janah’ (Bg. 16.7): “Le persone demoniache non sanno ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare”. Gli asura non si preoccupano se agiscono male o bene. “Mi piace e devo farlo”. Questo significa asura.

Se compio attività empie, sarò degradato, ‘jaghanya-guna-vritti-sthah adho gacchanti tamasah’ (Bg. 14.18): “Coloro che subiscono l’ignobile condizionamento dell’ignoranza scivolano nei mondi infernali”. Se l’uomo è dedito alle attività peccaminose, come risultato sarà degradato; ma non lo sanno. Perfino i cosiddetti sacerdoti religiosi sostengono l’uccisione e la condonano. Uccidere è un’attività empia, peccaminosa, ma l’uccisione continua anche in nome della religione. Se qualcuno dichiara, “La mia religione è di tagliare la gola”, l’accetteremo come una bella cosa?

Anche questa battaglia è una guerra religiosa; ma bisogna discriminare. Arjuna è un vaisnava, e vaisnava significa ‘devata’, essere celeste. ‘Vishnu-bhakto bhaved daiva asuras tad viparyayah’, qual è la differenza tra deva e asura? Chi è definito devata e chi è definito asura? Ci sono due categorie di uomini: una è chiamata deva, o devata, e l’altra è chiamata asura – “devasura”, esseri celesti e demoniaci che sono sempre in lotta. Al presente il numero degli asura è aumentato, ma in passato i devata erano in maggioranza. Così Arjuna è un devata, perché è un vishnu-bhakta.

‘Dvau bhuta-sargau loke smin daiva asura eva ca’ (Bg. 16.6), in questa creazione esistono due categorie di esseri: divini e demoniaci. Coloro che sono devoti di Vishnu sono chiamati devata, come gli esseri celesti Indra, Candra, Surya e molti altri. Sul sistema planetario superiore esistono trentatre crore* di devata; sono tutti vishnu-bhakta e si attengono agli ordini di Vishnu e dei vaisnava.* [1 crore: 10 milioni]

Una volta ebbe luogo una battaglia tra i deva guidati da Indra e Hiranyakasipu, e quest’ultimo fu sconfitto. In guerra la parte vittoriosa perpetua molte aggressioni, soprattutto nei confronti delle donne. Questo è attuale: donne innocenti sono aggredite dai soldati vittoriosi a cui è data la libertà di violentarle e saccheggiare le proprietà. Quando Hiranyakasipu fu sconfitto, i devata non aggredirono le donne; ma Indra rapì la moglie di Hiranyakasipu – di nome Kayadhu – che si mise a gridare come abitualmente fanno le donne, mentre era trascinata via. In quel momento passò di là Narada, che disse: “Perché ti comporti in questo modo?”

Indra rispose: “Non ho intenzione di molestare questa donna, ma la prendo in custodia perché porta in sé il figlio dell’asura Hiranyakasipu; e quando sarà nato, io lo ucciderò”.
Narada replicò: “No, no, questo figlio non è un asura, è un maha-bhagavata, un grande devoto di Krishna”. Narada sapeva, perché le persone sante possono capire se il figlio che nascerà sarà un grande devoto di Krishna. Così Narada disse: “Meglio se la consegni a me; io mi prenderò cura di lei”. Immediatamente Indra eseguì l’ordine di Narada, e non solo liberò la donna, ma le girò intorno in segno di rispetto perché nel grembo portava un maha-bhagavata. Questo è il comportamento di un vaisnava; ma un asura non lo avrebbe mai fatto. Questa è la differenza tra devata e asura.

Nella Bhagavad-gita c’è la descrizione dell’asura: ‘pravrittim ca nivrittim ca na vidur asura janah’ (Bg. 16.7). ‘Pravritti’ significa le attività che non si devono compiere. Gli asura non lo sanno e agiscono come vogliono: “Per la mia gratificazione dei sensi farò qualsiasi cosa”, e così rimangono intrappolati in questo mondo. Finché si sentono forti non si curano di niente e di nessuno, che sia shastra, sadhu o guru. Nella civiltà asurica [demoniaca], gli esseri viventi rimangono intrappolati perché non si curano delle loro azioni; ma la natura è presente e agisce di conseguenza.

prakriteh kriyamanani
gunaih karmani sarvasah
ahankara-vimudhatma
kartaham iti manyate

“Sviata per l’influenza del falso ego, l’anima spirituale crede di essere l’autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale”. (Bg. 3.27)

I mascalzoni pensano di essere liberi di agire come vogliono. Questo è impossibile. Finché rimaniamo in questo mondo materiale, siamo condizionati – ‘prakriteh kriyamanani gunaih karmani’. Finché ci associamo con le influenze della natura materiale, virtù, passione e ignoranza… Finché non siamo coscienti di Krishna e impegnati nel servizio devozionale, siamo costretti a subire le tre influenze materiali. Secondo la valutazione di questo mondo, un uomo può essere una brava persona; proprio come Arjuna, che parla sotto l’influsso della virtù, ‘papam eva asrayed asman hatva etan atatayinah’: “Anche se sono degli aggressori…”, ‘atatayinah’ significa aggressori. Se qualcuno ti aggredisce o rapisce tua moglie o incendia la tua casa, secondo la legge questi è atatayinah, un aggressore, e deve essere ucciso.

Non si può parlare di non-violenza, gli aggressori devono essere uccisi immediatamente. [Il dovere di uno kshatriya è uccidere gli aggressori]. Ma Arjuna sta ancora considerando se deve o non deve farlo. Questa è la differenza. I devata considerano ogni azione che stanno per intraprendere. “Sono degli aggressori, ma sono anche i miei parenti, perciò, dovrei ucciderli o no?” Si tratta di buonsenso. Supponiamo che il figlio abbia aggredito il padre; la stessa cosa. Perciò è naturale che il padre consideri se debba lasciare libero il figlio o ucciderlo.

Arjuna si trova nella stessa situazione: “Sebbene siano aggressori (atatayinah), tuttavia appartengono alla mia famiglia. Dovrei ucciderli?” E pensa, ‘papam eva asrayed’: “Se li uccido commetterò un peccato e dovrò subirne le conseguenze”. Perché? Perché sono ‘bandhavan’, membri della nostra famiglia, ‘sa-bandhavan dhartarastran’, sono i figli di Dhritarastra – Duryodhana e gli altri suoi cento fratelli.

‘Sva-janam hi katham hatva sukhinah syama madhava’ (Bg. 1.36): “O Madhava, Tu sei il marito della dea della fortuna e perciò sei sempre felice. E pensi che io sarò felice uccidendo i miei parenti?” Questa è una conversazione tra amici, e questa è la situazione. Non vi è dubbio che fossero degli aggressori, perché i figli di Dhritarastra insultarono Draupadi, la moglie di Arjuna, che fu vinta in una partita a dadi e diventò proprietà dei vincitori. Così Karna colse l’opportunità d’insultarla, perché a sua volta fu insultato da Draupadi durante il suo svayamvara.

Come arciere Karna era superiore a tutti. Draupadi lo sapeva ma si oppose perché voleva sposare Arjuna. Così lo insultò, dicendo che, non essendo nato kshatriya, non poteva partecipare allo svayamvara. Sebbene Karna fosse kshatriya, nato da Kunti e dal dio del sole, nessuno ne era a conoscenza – questo accadde prima del matrimonio di Kunti con Pandu, e così, per paura delle critiche, Kunti lo abbandonò sulle acque del Gange. Fu trovato da un falegname e nessuno sapeva che era uno kshatriya. Cogliendo quest’opportunità, per timore di dover sposare Karna, l’intelligente Draupadi disse che non poteva partecipare al suo svayamvara perché era figlio di un sudra.

E quando Draupadi fu vinta a dadi, Karna, che era amico di Duryodhana, suggerì: “Ora appartiene a noi e possiamo farne ciò che vogliamo. Che sia spogliata in quest’assemblea”. Questo è un grave insulto per una donna. Così cercarono d’insultarla, ma Krishna la salvò, rifornendo a Draupadi un ‘sari’ che non finiva mai, vastra-harana. Non potendo riuscire nel loro tentativo, infine vi rinunciarono. Così erano veramente degli aggressori; e, secondo la legge kshatriya, un aggressore che rapisce e insulta tua moglie, deve essere immediatamente ucciso.

Sri Ramacandra era un re virtuoso, ma quando Sua moglie Sita fu rapita da Ravana, Egli uccise il demone con tutta la sua famiglia. Essendo Dio, la Persona Suprema, Ramacandra poteva sposare migliaia di Sita, o creare un’altra Sita, un’altra Radharani e un’altra Lakshmi, perché loro sono la Sua potenza di piacere. Il Signore Supremo non può certamente sposare una moglie materiale. La Radharani di Krishna o la Sitadevi di Ramacandra o la Lakshmidevi di Narayana, sono la potenza di piacere del Signore Supremo.

‘Radha-krishna-pranaya-vrikitir ahladini-saktir asmat’ – Dio, Krishna, possiede molteplici potenze, e una di queste è chiamata ‘ahladini-sakti’, la potenza di piacere. La consorte di Krishna o la consorte di Ramacandra sono le manifestazioni della Sua potenza di piacere. Perciò, quando Sita fu insultata, rapita da Ravana, non solo Ramacandra uccise Ravana ma annientò anche tutta la sua dinastia. Perché fece questo per un’unica donna? Ne avrebbe potute creare molte altre. Ma l’aggressore, atatayinah, doveva essere punito, e per insegnare a tutti con l’esempio Egli uccise l’aggressore e tutta la sua stirpe.

Nondimeno Arjuna sta considerando se quest’azione è empia o pia. Questo è il devata, perché egli sa che un’azione pia lo eleverà e un’azione empia lo degraderà. Nessuno desidera degradarsi. La vita umana deve essere soprattutto destinata all’elevazione, non alla degradazione. L’essere vivente giunge alla forma di vita umana da una condizione inferiore. Nel Padma Purana è detto:

jalaja nava-lakshani sthavara laksha-vimsati
krimayo rudra-sankhyakas pakshinam dasa-lakshanam

“Ci sono 900.000 specie viventi nell’acqua, e 2.000.000 di esseri immobili (sthavara), come alberi e piante. Inoltre, ci sono 1.100.000 specie d’insetti e rettili, e 1.000.000 di specie diverse di uccelli. In quanto ai quadrupedi ve ne sono 3.000.000 di specie, e 400.000 specie umane”. Alcune tra queste esistono su un particolare pianeta e non su un altro; ma, in ogni caso, in tutti i pianeti dell’universo ci sono esseri viventi – anche sul sole. (Cc. Madhya 19.138, spiegazione)

L’essere vivente passa attraverso numerose condizioni di vita – acquatici, alberi, piante, insetti, rettili, uccelli, bestie. Perciò, ‘bahunam janmanam ante’ (Bg. 7.19): “Dopo molte nascite e morti chi è situato nella vera conoscenza si sottomette a Me. Questa grande anima è molto rara”. La forma di vita umana è ottenuta dopo moltissime nascite ed è pertanto molto rara, ma queste persone non lo sanno. Perciò Narottama dasa Thakura canta: ‘manu#7779;ya janama paiya, radha-krsna na bhajiya, janiya suniya visha khainu, hari hari viphale janama goinu’.

Si lamenta: “Mio caro Krishna, sono così sfortunato. Ho ottenuto la forma di vita umana, destinata a sviluppare la coscienza di Krishna, ma io ho sprecato il mio tempo in altre cose e ho deliberatamente preso del veleno – janiya suniya visha khainu”.
Solo dopo molte nascite e morti si ottiene la rara forma di vita umana, che, sebbene temporanea, ci offre l’opportunità di raggiungere la perfezione più elevata – ‘labdhva su-durlabham idam bahu-sambhavante, manushyam artha-dam’ (SB. 11.9.29). Ma queste persone non lo sanno. Poiché sono asura, non sanno che cosa fare e non fare nella forma umana, e senza esitazione uccidono gli animali. Questi mascalzoni non lo sanno, eppure hanno una guida spirituale.

Quale orribile condizione in questo Kali-yuga. Pensate: s’impegnano in una vita peccaminosa senza impedimenti o restrizioni. Non sanno che nella vita successiva tutto l’orgoglio e la vanagloria saranno annientati, e che dovranno accettare un altro corpo offerto dalla natura materiale, e non potranno protestare: “Non accetterò questo corpo, non lo voglio”. La natura non è sotto le vostre direttive; ma dovete attenervi alle direttive della natura.

‘Prakriteh kriyamanani gunaih karmani sarvasah ahankara-vimudhatma’ – questo è un verso molto importante della Bhagavad-gita (3.27): “Sviata per l’influenza del falso ego, l’anima spirituale crede di essere l’autrice delle proprie azioni”. Ahankara, dal falso ego. Così sviata l’anima pensa di essere indipendente e di poter fare ciò che desidera. Ma non può farlo, e sarà punita. Non può fare ciò che desidera, poiché, ‘daivi hy esha gunamayi mama maya duratyaya’ (Bg. 7.14): “Questa Mia energia divina costituita dalle tre influenze dell’energia materiale è molto difficile da superare”. L’anima è responsabile per ogni sua piccola azione, che sarà annotata dalla natura materiale; e sarà forzata ad accettare un tipo di corpo per la sua espiazione – molti tipi di corpi in cui dovrà soffrire.

Così Arjuna, essendo un devata, considera: “Sono dei trasgressori, atatayinah, ma sono anche i membri della mia famiglia. Come posso ucciderli? Che benefici potrò ottenere”. Perciò alla fine del verso (1.36) egli chiede, ‘sva-janam hi katham hatva sukhinah syama madhava’: “O Krishna, tu sei Madhava, il marito della dea della fortuna, e sei sempre felice. Pensi che io sarò felice dopo aver ucciso i miei parenti?”

Questa è la prova della natura di Arjuna, la natura di un devoto. Il devoto è sempre un devata, un essere celeste. Perciò è spiegato, ‘sarvair gunais tatra samasate surah’ (SB. 5.18.12): “Tutti gli esseri celesti con tutte le loro qualità, come religione, conoscenza e rinuncia, si manifestano in colui che ha sviluppato la devozione pura per il Signore Supremo”. ‘Sura’ significa con tutte le qualità di un devata. Il devoto di Krishna non accetterà mai l’idea che uccidere sia una buona cosa. “Per la soddisfazione della mia lingua ucciderò molti animali”. Il devoto non lo accetterà mai. La non violenza, ahimsa, è la terza qualità.

‘Amanitvam adambhitvam ahimsa kshantir arjavam’ (Bg. 13.8): “L’umiltà, l’assenza di orgoglio, la non violenza, la tolleranza, la semplicità, …”. È tutto spiegato nella Bhagavad-gita. ‘Amanitvam’ significa non identificarsi con questo corpo; e ‘adambhitvam’ significa che tutti sono molto orgogliosi del proprio corpo – perché indiano, americano o inglese. Ma conoscenza significa che “io non sono questo corpo”; e quando si giunge a questa consapevolezza, allora il mio falso orgoglio scompare immediatamente e divento umile. Questo è detto ‘amanitvam adambhitvam’.

Così ahimsa, la non violenza, e arjavam, la semplicità. Gli esseri celesti possiedono diciotto qualificazioni, e colui che diventa cosciente e devoto di Krishna sviluppa tutte queste qualità. Perciò, il fatto di considerare se dovrà ucciderli o no, è la prova che Arjuna è un devoto di Krishna; tuttavia ahimsa è solo una considerazione, non la risoluzione finale.

Gli individui cercano di elevare la condizione della società creando molte cose, ma non conoscono il segreto. Il segreto è che semplicemente educando una persona a diventare cosciente di Krishna, tutte le buone qualità si manifesteranno in lei. Non c’è dunque bisogno di fare sforzi separati per rendere un uomo onesto, religioso, di pensiero elevato e in grado di vivere in modo semplice, perché svilupperà automaticamente tutte le buone qualità, come la tranquillità, il controllo di sé, l’austerità, la purezza, la tolleranza, l’onestà, la saggezza e la religiosità – ‘samo damas titiksha arjavam jnanam vijnanam astikyam’ (Bg. 18.42).

Tutte queste attività si svilupperanno automaticamente perché l’essere, o anima spirituale, è parte e frammento di Krishna – ‘mamaivamso jiva-loke jiva-bhutah sanatanah’ (Bg. 15.7). Krishna spiega anche, ‘aham bija-pradah pita’ (Bg. 14.4): “Io sono il padre che dà il seme”. L’essere è venuto in questo mondo materiale per godere, e Krishna gli offre quest’opportunità; ma in realtà Egli è il padre, e la natura materiale è la madre. La nostra esperienza è che il padre inietta il seme nell’utero della madre, che con il suo sangue sviluppa il corpo del figlio.

Di tutte le 8.400.000 forme di vita, Krishna è il seme originale, ‘bijo ham sarva-bhutanam’ (Bg. 7.10). Krishna è il padre che ha introdotto il seme nel grembo della natura materiale; ed essa ha dato il corpo – pesce, albero, pianta, insetto, rettile, uccello, bestia, essere umano o deva. Gli ingredienti per creare i corpi sono forniti dalla natura materiale. È molto semplice da capire; proprio come una madre che fornisce gli ingredienti al figlio che cresce nel suo grembo. È scientifico.

Quando Caitanya Mahaprabhu accettò sannyasa, Advaita Prabhu fece in modo che Sua madre Lo incontrasse per l’ultima volta, perché un sannyasi non ritorna più a casa. Quando la madre si mise a piangere sopraffatta dall’emozione, “Ahimè, il Tuo bel corpo, i Tuoi bei capelli rasati”, immediatamente Caitanya Mahaprabhu cadde ai suoi piedi di loto e disse: “Mia cara madre, questo corpo ti appartiene e dovrebbe essere impegnato nel tuo servizio; ma ho commesso un errore e così sono diventato sannyasi. Ti prego, perdonaMi”.

Il Signore disse: “Questo corpo ti appartiene”; e ogni figlio dovrebbe pensare in questo modo. Questa è la cultura vedica. In realtà il corpo è fornito dalla madre fin dall’inizio dell’atto sessuale. È tutto spiegato nel Bhagavata. Le due secrezioni si uniscono, si forma il corpo, che è simile a un seme di pisello e che gradualmente si sviluppa. L’energia e gli ingredienti sono riforniti dalla madre. La stessa cosa avviene per la natura materiale, che perciò è chiamata “madre”. La natura materiale è madre Durga, ‘sristhi-sthiti-pralaya-sadhana-saktir eka’ (Bs. 5.44): “La potenza esterna, Maya, che è adorata come Durga, è la causa che crea, preserva e distrugge questo mondo materiale”.

Questa è la descrizione di Durga. Krishna dichiara anche che gli animali, gli alberi, gli uccelli e le bestie non sono differenti da noi, anch’essi sono i nostri fratelli, perché Egli è il padre che dà il seme e la madre è la natura materiale. Abbiamo lo stesso padre e la stessa madre e perciò sono tutti nostri fratelli. Se non si è avanzati nella coscienza spirituale, com’è possibile pensare alla fratellanza universale? È impossibile. Solo se si è coscienti di Krishna e si comprende che Krishna è il padre di tutti, si può pensare alla fratellanza universale.

Il padre non tollera che i suoi figli uccidano i loro fratelli perché li considerano inutili. “Caro padre, questi tuoi figli sono inutili; lascia che gli tagliamo la gola e ce li mangiamo”. Ma il padre dirà, “Anche se sono inutili lasciate che vivano a mie spese. Non vi è concesso di violare il loro diritto in quanto miei figli”. Questo è buonsenso; ma i mascalzoni pensano che gli animali debbano essere uccisi per soddisfare la lingua dell’essere umano. È un’assurdità, eppure si fanno passare per guide religiose. Questo tipo di religione ingannatrice è completamente rifiutata dalla religione Bhagavata.

‘Dharmah projjhita-kaitavo atra paramo nirmatsaranam vastavah vastu vedyam atra’ (SB. 1.1.2), le attività religiose, dharma, velate dall’intenzione di trarre qualche vantaggio, sono del tutto rifiutate da coloro il cui cuore è perfettamente puro. Significa che il Bhagavata-dharma, il movimento per la coscienza di Krishna, è destinato a coloro che non sono invidiosi, ‘paramo nirmatsaranam’. Coloro il cui cuore è puro e privo d’invidia, che possiedono la conoscenza e hanno capito che cos’è la creazione, il creatore e gli esseri viventi, sono detti paramahamsa. Come può un paramahamsa essere invidioso di altri? Perciò egli è ‘paramo nirmatsararanam’ (SB. 1.1.2) – ‘matsarata’ significa “invidia”, e ‘nir’ significa “non” – perciò “non invidiosi”. Se non siete vaisnava, devoti di Krishna, penserete che chiunque non abbia la forma umana è solo un animale. Grazie molte. Hare Krishna".



Fine.

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