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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 Lezioni del Fondatore in Italiano
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Versi 2-3

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangeeta Dasi Inserito il - 21/02/2018 : 19:02:55
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




CAPITOLO 1
VERSO 2


sanjaya uvaca
dristva tu pandavanikam
vyudham duryodhanas tada
acaryam upasangamya
raja vacanam abravit


TRADUZIONE

"Sanjaya disse:
O re, dopo aver osservato l’esercito dei figli di Pandu schierato in ordine di combattimento, il re Duryodhana si avvicina al suo maestro e gli rivolge le seguenti parole".



SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Dhritarastra è cieco dalla nascita e sfortunatamente è anche privo di visione spirituale. Sa bene che i suoi figli, ciechi quanto lui sul piano della religione, non arriveranno mai a un accordo con i Pandava, la cui virtù è innata. Egli teme l’influsso del luogo sacro sull’esito della battaglia e Sanjaya capisce lo scopo delle domande del re. Così, per mitigare il suo scoraggiamento, gli assicura che i suoi figli non accetteranno alcun compromesso, nonostante l’influsso del luogo santo.

Lo informa che suo figlio Duryodhana ha appena valutato le forze militari dei Pandava e si dirige ora verso il comandante del suo esercito, Dronacarya, per descrivergli la situazione. Sebbene sia il re, come indica questo verso, Duryodhana deve consultare il capo delle sue truppe, data la gravità della situazione. Duryodhana era un abile politico, ma col suo atteggiamento diplomatico non riesce a nascondere la paura che gli incute lo schieramento dei Pandava".


VERSO 3

pasyaitam pandu-putranam
acarya mahatim camum
vyudham drupada-putrena
tava sisyena dhimata


TRADUZIONE

"Osserva, o maestro il potente esercito dei figli di Pandu, disposto in modo così strategico dal tuo intelligente allievo, il figlio di Drupada".



SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Duryodhana, da grande diplomatico, mette in evidenza i punti deboli di Dronacarya, il grande brahmana comandante dell’esercito. Dronacarya aveva avuto divergenze politiche col re Drupada (padre di Draupadi, la sposa di Arjuna). In seguito a quella divergenza Drupada aveva compiuto un grande sacrificio grazie al quale poté avere un figlio capace di uccidere Dronacarya. Dronacarya era a conoscenza di questo fatto, tuttavia poiché era un brahmana generoso, non esitò a insegnare tutti i segreti dell’arte militare al figlio di Drupada, Dhristadyumna, quando questi gli fu affidato per ricevere l’educazione militare. Ora, sul campo di battaglia di Kuruksetra, Dhristadyumna è dalla parte dei Pandava e ha organizzato le loro truppe secondo l’arte appresa da Dronacarya.

Duryodhana ricorda dunque il suo errore a Dronacarya affinché questi sia vigile e non scenda a compromessi nel combattimento. Dronacarya non dovrà mostrarsi indulgente neppure verso i Pandava, che furono i suoi affezionati allievi, e in particolare verso Arjuna, l’allievo più caro e brillante. Duryodhana lo avverte che tale mancanza di fermezza condurrebbe alla sconfitta".







ESTRATTO da una LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 9 Agosto 1973

"Sanjaya disse: "O re, dopo aver osservato l’esercito dei figli di Pandu, schierato in ordine di combattimento, il re Duryodhana si avvicina al suo maestro e gli rivolge le seguenti parole".

Dhritarastra s’informò da Sanjaya, kim akurvata, “Che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu?”. Questa domanda era una sollecitazione affinché Sanjaya comprendesse lo stato d’animo del suo re, che voleva la battaglia e nessun compromesso; questo è lo spirito kshatriya. “Che i miei figli e i figli di mio fratello combattano. I miei figli sono cento, e i figli di Pandu sono cinque, certamente i miei saranno vittoriosi e il regno sarà assicurato”. Questo era il suo piano, e il segretario Sanjaya comprese il suo sentimento; naturalmente, alla fine disse: “Mio re, non aspettarti la vittoria, è impossibile perché sul fronte opposto c’è Krishna, yatra yogesvarah krsno, e il principale combattente è Arjuna, perciò non hai speranza di vittoria”. Comunque, all’inizio lo rincuorò: “Non preoccuparti, non c’è stato nessun compromesso”; e per incoraggiarlo a pensare che suo figlio sarebbe diventato re, si riferì a Duryodhana chiamandolo raja (re). Perciò disse raja.

Così, drstva tu pandavanikam, Duryodhana non si aspettava che i Pandava potessero radunare una forza militare così vasta, perché erano privi di ogni risorsa: Avevano perduto il regno e la ricchezza, erano andati in esilio nella foresta e avevano subìto molte tribolazioni. Ma lo sciocco Duryodhana non sapeva che, nonostante tutto, avevano Krishna dalla loro parte, e perciò, quando vide le truppe ben equipaggiate dei Pandava, pandavanikam, fu sorpreso, “Come hanno potuto radunare un esercito così vasto?”, e immediatamente si consultò con il suo generale Dronacarya.

Dronacarya era l’insegnante di tutti, acaryam upasangamya, era anche l’insegnante militare dei Pandava alle cui cure furono affidati da bambini. Dronacarya era un brahmana, ma conosceva l’arte militare e perciò fu designato come insegnante di tutti i ragazzi Kaurava (i discendenti di Kuru); ciò nonostante Drona e Bhishmadeva si allearono con Duryodhana. A quel tempo Yudhisthira non era re e non aveva ricchezze; invece i figli di Dhritarastra, essendo l’unico potere politico al governo, avevano il controllo sull’economia e potevano offrire sufficiente denaro per il mantenimento di Drona e Bhisma, e così, per un debito di riconoscenza, i due acarya si unirono a Duryodhana; mentre Arjuna fu soddisfatto di avere Krishna dalla sua parte, anche se disarmato.

A causa del dissenso familiare, Krishna disse: “Non posso prendere la parte di nessuno, perciò non combatterò. Ma se starò dalla parte di uno di voi, allora sarò disarmato e non combatterò direttamente”. Così Arjuna scelse Krishna; e per soddisfarlo Krishna diventò il suo guidatore di carro. Così, tutto fu pronto per la battaglia, e quando Dhritarastra chiese, kim akurvata sanjaya (Bg. 1.1): “Che cosa hanno fatto?”; Sanjaya rispose: “Sire, non preoccuparti, non c’è stato nessun compromesso; ma tuo figlio, dopo aver visto le truppe militari dei Pandava, è rimasto sorpreso e si è avvicinato a Dronacarya, il primo generale, per chiedere che cosa fare”, raja vacanam abravit.
Duryodhana quindi pronuncia il verso successivo (Bg. 1.3):

“Osserva, o maestro, il grande esercito dei figli di Pandu, schierato con tanta perizia dal tuo intelligente discepolo, il figlio di Drupada”.

Il figlio del re Drupada era destinato a uccidere Dronacarya: Non essendo in buoni rapporti con Drona, Drupada Maharaja eseguì un yajna per ottenere un figlio che potesse ucciderlo. Quel figlio era Draupada, e benché Dronacarya ne fosse a conoscenza, lo accettò come discepolo e gli insegnò l’arte militare. Ciò significa che i brahmana sono molto generosi e tolleranti: “Lo accetterò come discepolo, non importa se in futuro mi ucciderà, io devo compiere il mio dovere d’insegnante”.

Perciò qui è usata la parola dhimata, molto intelligente. “Ha appreso la scienza militare da te per ucciderti”, tava sishyena dhimata, “e ora il tuo intelligente discepolo ha schierato con perizia l’esercito dei Pandava”. Duryodhana usa la parola dhimata per far notare a Dronacarya che dovrebbe essere in collera – ma non fu così, perché questo era il suo dovere. Dopotutto la morte è inevitabile, e non si deve aver paura di morire. Questa è la civiltà vedica. Nessuno può evitare la morte, quindi, perché deviare dal proprio dovere? Così Duryodhana voleva far notare all’Acarya che il suo intelligente discepolo stava usando l’arte militare da lui appresa per sconfiggerlo e ucciderlo. E perciò usa la parola dhimata.

Dhi significa “intelligenza”, e mat “colui che possiede” – dhimat-shabda. In sanscrito ogni parola usata ha un preciso significato e derivazione; non è come nell’inglese che presenta variazioni che non sono permesse in sanscrito. Perciò questa lingua è chiamata “sanscrito” – samskrita significa “ordinamento”. L’alfabeto è detto devanagari ed è usato anche sui pianeti superiori, nelle città dei deva. Il sanscrito è la madre di tutte le lingue. Su questo pianeta anche il latino deriva dal sanscrito; come le parole “materno” e “paterno”, che derivano rispettivamente da matri-shabda e da pitri-shabda. Perciò qui è usata la parola dhimata.

Lo scrittore è Vyasadeva, e ogni sua parola è attentamente scelta, come in ogni altra Scrittura vedica – Srimad-Bhagavatam, Purana, Mahabharata – in cui ogni singola parola è usata con equlibrio, come la pesatura sui piatti di una bilancia: tante parole all’inizio e altrettante alla fine. Le parole non sono usate a capriccio, non è permesso; ciò è definito samskrita sahitya. Quando, nell’ascoltare Keshava Kashmiri, Sri Caitanya osservava una piccola diversità, o bhavani-bharta, allora lo biasimava e lo sconfiggeva. La lingua sanscrita è molto bella e raffinata.

Così, pashyaitam pandu-putranam acarya: “Caro insegnante, guarda come queste forze militari sono abilmente schierate nell’interesse dei Pandava dal tuo discepolo, che è destinato a ucciderti. Ricordati di questo”; vale a dire, “se sei più forte, il tuo discepolo non potrà ucciderti”. Ma Duryodhana non sapeva che la morte non dipende dalla forza militare. Quando la morte arriva, nessuno può fermarla. La morte è Dio. Se Krishna desidera che un uomo debba morire, nessuno potrà arrestare la sua morte. Rakhe krishna mare ke mare krishna rakhe ke: Se Krishna desidera uccidere qualcuno, nessuno può proteggerlo; e se Krishna vuole salvare qualcuno, nessuno può ucciderlo. Questa è la protezione di Krishna.

I grandi generali, Dronacarya, Bhishmadeva e Karna, erano comandanti così potenti che al loro confronto Arjuna non era niente. Parikshit Maharaja fa questo esempio: “Mio nonno Arjuna era come un pesce ordinario di fronte a quei potenti guerrieri che erano simili a timingala”. La letteratura vedica c’informa che esiste un pesce molto grande, il timingala, che può inghiottire anche le balene, o timi. Perciò immaginate quanto sia grande questo pesce. I comandanti, Karna, Dronacarya e Bhishma, sono paragonati a timingala, mentre Arjuna, benché sia molto potente, è paragonato a timi. Parikshit Maharaja riconosce che suo nonno (Arjuna) non avrebbe mai potuto sconfiggere questi potenti comandanti, e fu solo per la grazia di Krishna che egli si salvò. Se Krishna vuole salvarti, nessuno potrà ucciderti; e se Krishna vuole ucciderti, nessuno potrà salvarti.

La conclusione, quindi, è che si deve rimanere sempre sotto la protezione di Krishna – avashya rakshibe krishna, questo è l’abbandono, saranagati. Abbandono significa che “io confido in Krishna perché ho piena fiducia che Egli possa assolutarmi darmi protezione”. Non c’è esitazione. E se penso, “io mi abbandono a Krishna, ma in caso di pericolo sarà in grado di proteggermi?#148;, questo non è abbandono. Bisogna avere completa fiducia:

“Krishna è supremamente potente e grande e perciò io mi abbandono a Lui. Vita dopo vita, ho vagato negli universi ignorando di avere una relazione con Krishna, ma da oggi io mi abbandono a Lui. O Krishna, Ti prego, accettami e impegnami nel Tuo servizio”. Questo è l’abbandono. Hare Krishna.

Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
www.radiokrishna.com/vsp_online.php

Altre opere: www.radiokrishna.com/books_online.php

Lezioni Audio: www.radiokrishna.com/rkc_archive_new/index.php?q=s&sm=fi&s=lezioni+di+srila+prabhupada&x=8&y=6

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