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 IL FONDATORE - LIBRI E LEZIONI DI SRILA PRABHUPADA
 LEZIONI SULLO SRIMAD BHAGAVATAM (in Italiano)
 Srimad-Bhagavatam Canto 1 Capitolo 2 Versi 9-10

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangita Dasi Inserito il - 22/07/2026 : 14:20:05
LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
Tenuta a Delhi il 14 Novembre 1973

SRIMAD-BHAGAVATAM
CANTO 1 CAPITOLO 2

VERSO 9

dharmasya hy apavargyasya
nartho 'rthayopakalpate
narthasya dharmaikantasya
kamo labhaya hi smritah

TRADUZIONE

"Tutte le occupazioni dell'uomo devono avere come fine ultimo la liberazione, nessuna dovrebbe essere svolta per qualche guadagno materiale. Inoltre, secondo i saggi, chi s'impegna nell'occupazione ultima, il servizio supremo, non deve mai usare il guadagno materiale per la soddisfazione dei sensi".

VERSO 10

kamasya nendriya-pritir
labho jiveta yavata
jivasya tattva-jijnasa
nartho yas ceha karmabhih

TRADUZIONE

"Il nostro desiderio non deve essere quello di vivere per soddisfare i sensi, ma solo quello di condurre una vita sana, sufficiente al proprio sostentamento, perché la forma umana deve guidare alla ricerca della Verità Assoluta. E questo dovrebbe essere l'unico obbiettivo di ogni azione".

Qual è lo scopo della vita? È qui descritto: "dharmasya hi apavargyasya". La vita umana ha inizio quando l'individuo abbraccia la religione. Questo è l'inizio della vita umana, ed è questa la differenza tra la vita umana e quella di un cane. Il cane è sempre impegnato a mangiare, dormire, soddisfare i propri istinti sessuali e difendersi. Anche il maiale è sempre indaffarato alla ricerca di cibo, che è costituito di escrementi; e non appena il suo corpo si rafforza grazie al consumo di escrementi, si dedica subito alla vita sessuale, senza alcuna distinzione tra madre, sorella o figlia: non fa differenza. Questa è la vita del maiale, secondo l'esempio della natura. Pertanto, negli shastra (SB 5.5.1) è detto "nayam deho" [non questo corpo]:

nayam deho deha-bhajam nriloke
kastan kaman arhate vid-bhujam ye

"Tra tutti gli esseri che hanno rivestito in questo mondo un corpo materiale, coloro a cui è stata assegnata una forma umana non dovrebbero faticare giorno e notte solo in vista del piacere dei sensi, accessibile anche ai cani e ai maiali che si nutrono di escrementi".

La forma di vita umana, deha-bhajam [tra tutti gli esseri che hanno preso un corpo materiale]... Anche i gatti, i cani e i maiali hanno accettato un corpo, come pure gli alberi, le piante, gli insetti, gli uccelli e le bestie, tutti hanno un corpo materiale. Karanam guna-sango 'sya (Bg. 13.22): "Così l'essere individuale, al contatto con le tre influenze della natura materiale, incontra gioia e dolore nei vari tipi di corpi". L'ho già spiegato: A seconda dell'influenza esercitata dalle qualità della natura materiale, si ottiene un determinato tipo di corpo, è così che funziona la natura. Prakriteh kriyamanani gunaih karmani. Lo stesso esempio: se si contrae una malattia, si dovrà soffrire o accettare quella malattia. Così, questo è il modo in cui funziona la natura; se vi associate a un certo tipo di qualità della natura materiale, state preparando il vostro prossimo corpo a quello scopo. Come spiegato nella Bhagavad-gita (3.27):

prakriteh kriyamanani
gunaih karmani sarvasah
ahankara-vimudhatma
kartaham iti manyate

"L'anima sviata dal falso ego crede di essere l'autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale".

Siamo molto orgogliosi del nostro corpo: "Sono americano, sono indiano, sono il primo ministro, sono questo, sono quello". Anche un cane è molto orgoglioso: "Sono un levriero, sono un bulldog". Tutti sono orgogliosi, per quanto sgradevole possa essere il corpo in cui vivono. Persino il maiale è molto orgoglioso; sebbene mangi escrementi e viva in un luogo molto sporco; se volessi portarlo via da là, direbbe: "No, no, sono molto felice qui". Nel Bhagavatam si narra che una volta Indra fu maledetto, per essersi comportato in modo molto offensivo, e si trasformò in un maiale in questo mondo. Brahma pensò: "In assenza di Indra, il regno dei cieli non è ben gestito, perciò lo riporterò indietro". Così, quando arrivò in questo mondo, chiese al maiale: "Vieni con me". "Dove?" "In cielo". "Oh, non posso andare, ho le mie responsabilità". Ecco, quindi, qual è la situazione. Tutti sono molto felici; questa è l'influenza di maya. A meno che un maiale non si senta felice, come potrebbe vivere in quella vita abominevole? Questo si chiama praksepatmika-shakti: "trascinare giù".

[NOTA. Maya agisce in due fasi che sono dette praksepatmika e avaranatmika; avaranatmika significa "coprire", e praksepatmika significa "trascinare verso il basso". In qualsiasi condizione di vita si trovi, il materialista e l'animale proveranno una certa soddisfazione perché la loro conoscenza è coperta dall'influenza di maya. Al livello più basso di esistenza, nelle specie inferiori, la coscienza si rivela così povera che l'essere non può nemmeno capire se è felice o infelice. Questo stato è definito avaranatmika. Così, anche il maiale, che si nutre di escrementi, è contento della sua sorte, mentre chi vive a un livello superiore di coscienza è consapevole del carattere abominevole di un'esistenza di questo tipo. (SB. 30.30.4, spiegazione)].

Perciò, praksepatmika-shakti, trascinare giù. Se un uomo sapesse che "nella mia vita precedente ero un re, e ora sono diventato un povero calzolaio", o qualcosa del genere, allora impazzirebbe. Pertanto dimentica. Morte significa dimenticare, perché l'essere vivente non muore. Na hanyate hanyamane sarire (Bg. 2.20): "L'anima non muore quando il corpo muore". Non c'è morte, morte significa dimenticare tutto della nostra vita passata. Tutto qui. Come quando di notte sogniamo, accettiamo un altro corpo e dimentichiamo questo nostro corpo. E di giorno dimentichiamo il corpo del sogno notturno e accettiamo questo corpo. Ne facciamo esperienza ogni giorno. Quindi morte significa dimenticare la vita passata; ma comunque c'è stata una vita passata, ed è un dato di fatto. Ma così come dimentichiamo il corpo notturno durante il giorno e quello diurno durante la notte, allo stesso modo cambiamo corpo in base all'influenza delle qualità della natura materiale, e rimaniamo intrappolati in questo mondo materiale. Sebbene siamo parte integrante di Krishna, Dio, o siamo figli di Dio, purtroppo siamo entrati in contatto con questo mondo materiale e creiamo i nostri diversi tipi di corpo dovuto alla contaminazione delle influenze materiali della natura. È ciò che accade, per questo Krishna viene. Krishna è il padre di tutti ed esorta: "Miei cari figli, perché state marcendo in questo mondo materiale? Tornate indietro".

sarva-dharman parityajya
mam ekam saranam vraja
aham tvam sarva-papebhyo
moksayisyami ma sucah

"Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere". (Bg. 18.66)

Questo è il messaggio della Bhagavad-gita. Perciò dharma significa comprendere la mia relazione con Dio. Questo è il dharma. Dharmam tu saksad bhagavat-pranitam (SB 6.3.19): "I veri princìpi religiosi sono stabiliti da Dio, la Persona Suprema". Così come un buon cittadino è colui che conosce la sua relazione con lo Stato—questa è la buona cittadinanza. La cattiva cittadinanza è invece quella di chi non si cura dello Stato; sono cattivi cittadini, criminali, e sono rinchiusi in prigione. Allo stesso modo, gli esseri viventi sono parte integrante di Dio; ma quando non sono pronti o disposti a rispettare le leggi di Dio, sono posti in questo mondo materiale. A partire da Brahma, tutti ruotano in questo modo materiale, abrahma-bhuvanal lokah punar avartino 'rjuna (Bg. 8.16): "Tutti i pianeti del mondo materiale, dal più alto al più basso, sono luoghi di sofferenza dove nascita e morte si susseguono". Perciò dharma significa rispettare le leggi di Dio, così come un buon cittadino significa rispettare le leggi dello Stato. Dharmam tu saksad bhagavat-pranitam (SB 6.3.19).

Perciò, qui è spiegato: dharmasya hy apavargyasya (SB 1.2.9). Apavarga e pavarga. Questa vita materiale è chimata pavarga. Per chi ha familiarità con la grammatica sanscrita—ci sono cinque varga (divisioni): ka-varga, kha-varga, ca-varga, ta-varga; come pure pa-varga—che significa i cinque "pa, pha, ba, bha, ma" [lettere dell'alfabeto sanscrito]. Quindi "pa" rappresenta il parisrama, il duro lavoro. In questo mondo materiale, bisogna lavorare. Che siate esseri umani, maiali, cani o gatti, non importa; dovete lavorare. Ed è un lavoro molto duro, tanto da farvi venire la schiuma alla bocca. Quindi pha, pa, e poi, ba, bha, ma. "Ba" significa vyarthata, smarrimento. E "bha" significa bhaya, essere sempre in preda alla paura: "Cosa succederà poi?" E infine "ma", che significa mrityu, morte, e marana, cessazione dell'esistenza fisica. Questa è la vita materiale: Non c'è più alcun guadagno, semplicemente "pa, pha, ba, bha, ma". È tutto; questa è la vita materiale. E apavarga significa proprio l'opposto: l'annullamento di tutta la faccenda del pavarga.

[NOTA. Pavarga rappresenta l'esistenza materiale mondana, caratterizzata da sofferenza e delusione. Spesso spiegata tramite l'alfabeto sanscrito, attraverso le cinque fatiche dell'esistenza umana. Pa: parisrama (lavoro duro, fatica). Pha: phena (schiuma alla bocca, frustrazione). Ba: bhaya (paura, ansia). Bha: bhoga o bandhana (attaccamento o prigionia). Ma: mrityu (morte). Apavarga, invece, è la fine della sofferenza, la liberazione dal ciclo di nascite e morti].

Perciò, qui è detto: "dharmasya hi apavargyasya". Religione significa come liberarsi dai pavarga—questo è il dharma. Il Bhagavatam afferma, dharmasya hy apavargyasya na arthah arthaya upakalpate (SB 1.2.9): "Tutte le occupazioni dell'uomo devono avere come fine ultimo la liberazione, nessuna dovrebbe essere svolta per qualche guadagno materiale". In genere, le persone vanno in chiesa o al tempio per ottenere qualche beneficio materiale. Ma gli shastra affermano: "No, il dharma non è destinato a quello scopo". Le persone sono diventate sempre più materialiste perché, proprio come nel nostro paese, si pensa: "Se vuoi lo sviluppo economico, perché dovresti andare al tempio?" Anche la teoria comunista è simile: Se vuoi la felicità materiale, perché vai in chiesa a pregare, "O Dio, dacci il nostro pane quotidiano"? Il pane lo produci da solo, basta lavorare per ottenerlo. Da un certo punto di vista, è giusto. Ma è anche vero che, senza la misericordia di Dio, non si può ottenere nemmeno il pane. Sebbene il pane si possa produrre, tuttavia gli ingredienti del pane, il grano, non sono nelle vostre mani. Non potete produrli in fabbrica. Questo dipende dalla prakriti, la natura, e la prakriti agisce sotto il controllo del Signore Supremo.

Nella Bhagavad-gita si afferma, mayadhyaksena praktih suyate sa-caracaram (Bg. 9.10): "La natura materiale agisce sotto la Mia direzione e genera tutti gli esseri, mobili e immobili". Così il compito di prakriti è controllare il rifornimento di cibo quando le persone diventano empie. Questo è il compito di prakriti. Tali affermazioni si trovano nello Srimad-Bhagavatam, nella storia di Maharaja Prithu. Prakriti disse: "Poiché le persone sono diventate empie, demoniache, ho limitato il mio rifornimento". Pertanto tutto dipende dalla misericordia del Signore; quindi dharma significa attenersi alle leggi di Dio—questo è il dharma—in modo da poter uscire dal groviglio di pavarga. Perciò, dharmasya hy apavarga na artha upakalpate, non andate in chiesa o al tempio per lo sviluppo economico. Anche se nella Bhagavad-gita è detto, artah artharthi jnani jijnasuh, catur-vidha bhajante mam sukritino 'rjuna (Bg. 7.16): "Quattro tipi di uomini virtuosi Mi servono con devozione: l'infelice, il curioso, l'uomo che cerca la ricchezza e colui che desidera conoscere l'Assoluto". Va anche bene; ma questo non è il significato di dharma. Dharmasya hy apavargyasya.

Bisogna seguire il sistema religioso per liberarsi dal groviglio di pavarga. Lo scopo è dharmasya hy apavargyasya narthah arthaya upakalpate, "Le occupazioni dell'uomo devono avere come fine ultimo la liberazione", nessuna dovrebbe essere svolta per un guadagno materiale. Inoltre, ciò è confermato anche dai grandi saggi. La nostra letteratura vedica non incoraggia mai lo sviluppo economico; ovviamente, lo sviluppo economico vi è presente, ma solo nel contesto del sacrificio. Yajnarthe karmano 'nyatra (Bg. 3.9): "L'attività dev'essere compiuta come sacrificio a Vishnu". Yajnad bhavati parjanyah parjanyad anna-sambhavah (Bg. 3.14): "Le piogge vengono grazie allo yajna [sacrificio], e lo yajna nasce dal compimento del dovere prescritto". Ma quello non è lo scopo. Il vero scopo è come liberarsi dal groviglio di pavarga. Dharmasya hy apavargyasya na arthaya upakalpate, quindi abbiamo bisogno di denaro e lo sviluppo economico è necessario. Tuttavia, na arthasya dharma ekantasya kamo labhaya hi smritah (SB 1.2.9), chi s'impegna nel servizio supremo, non deve mai usare il guadagno materiale per la soddisfazione dei sensi. Abbiamo un corpo e bisogna soddisfare i propri sensi—questo è giusto, ma non solo per la gratificazione dei sensi.

Dharmasya na arthasya. In realtà—per chi è religioso, per chi è interessato alla religione—lo sviluppo economico e il guadagno di denaro, non è destinato alla gratificazione dei sensi. Perciò, arthasya dharmaikantasya kamo labhaya hi smritah (SB 1.2.9): "Chi s'impegna nell'occupazione ultima, il servizio supremo, non deve mai usare il guadagno materiale per la soddisfazione dei sensi". Ma il nostro corpo ha delle esigenze. Cosa fare? Kamo labhaya. Kama, o le esigenze dei sensi, è presente. Tuttavia, kamasya nendriya-pritih (SB 1.2.10): "I desideri della vita non dovrebbero mai essere orientati verso la gratificazione dei sensi". Puoi procurarti tutto ciò di cui i tuoi sensi hanno bisogno, nella misura che desideri. Ciò è confermato anche nella Bhagavad-gita, yuktahara-viharasya yogo bhavati siddhih (Bg. 6.17): "Chi è moderato nel mangiare e nel dormire, nel lavoro e nel riposo può con la pratica dello yoga, alleviare le sofferenze dell'esistenza materiale". Yuktahara, chi è moderato nel mangiare. Si dovrebbe mangiare solo ciò di cui si ha effettivamente bisogno—non di più.

Certamente mangiamo; ma una persona cosciente di Krishna mangia krishna-prasada. Patram puspam phalam toyam yo me bhaktya prayacchati (Bg. 9.26): "Se qualcuno Mi offre con amore e devozione, una foglia, un fiore, un frutto e dell'acqua, accetterò la sua offerta". Il punto è che dobbiamo mangiare; che si sia vegetariani o meno, non facciamo distinzione, non fa molta differenza. Ye pacanty atma-karanat bhunjate te tv agham papah (Bg. 3.13): "I devoti del Signore sono liberi da ogni peccato perché mangiano solo cibo offerto in sacrificio. Gli altri, che preparano i cibi solo per il proprio piacere, in verità mangiano solo peccati". In realtà, se si mangia solo per se stessi e il piacere dei propri sensi, non importa se si è vegetariani o non vegetariani; si sta semplicemente consumando i frutti peccaminosi della propria vita. Ye pacanty atma-karanat (Bg. 3.13). E yajnarthe karmano 'nyatra loko 'yam karma-bandhanah (Bg. 3.9): "L'attività dev'essere compiuta come sacrificio a Vishnu, altrimenti lega il suo autore a questo mondo materiale". Per quanto ci riguarda, noi che siamo coscienti di Krishna, non siamo sostenitori né del cibo vegetariano né del non vegetariano.

Naturalmente, il vegetarianismo è ottimo, anche per motivi di salute; ma non mangiamo niente che non sia stato offerto a Krishna. Questo è il nostro principio. Se Krishna dicesse: "Datemi cibo non vegetariano", allora potremmo mangiarlo. Ma Krishna non lo dice. Invece afferma: patram puspam phalam toyam yo me bhaktya prayacchati (Bg. 9.26). Quindi prepariamo tantissimi cibi deliziosi a base di "patram puspam phalam toyam"; possiamo preparare centinaia e centinaia di piatti, offrirli a Krishna e poi consumare il prasada. Va benissimo così. La vita umana non è destinata alla gratificazione dei sensi. La mia gratificazione dei sensi è il cibo prasada offerto a Krishna. Perché dovrei andare al ristorante? Questo è tapasya (austerità). Non chiediamo di smettere di mangiare, ma di non mangiare niente che non sia krishna-prasada. Questa è la coscienza di Krishna. Se si lavora duramente per guadagnare denaro e soddisfare il palato, questo è proibito. Perciò è detto: kamasya na indriya-pritih ("Il nostro desiderio non deve essere quello di vivere per soddisfare i sensi').

Bisogna soddisfare i bisogni del corpo, si deve mangiare qualcosa, dormire da qualche parte, procurarsi una certa gratificazione dei sensi e proteggersi dagli attacchi altrui. Questo va bene; ma non fate ciò questo per la gratificazione dei sensi. Tale è il precetto degli shastra. Proprio come Arjuna che, infine, non combatté per la propria gratificazione ma per soddisfare Krishna. Perché Arjuna, innanzitutto, voleva soddisfare i propri sensi. Disse: "Mio caro Krishna, dalla parte avversaria ci sono tutti miei parenti: nonno, fratelli, nipoti e generi. Come posso combattere contro di loro?" Questa considerazione era dettata dalla gratificazione dei sensi. Pensava che in quel modo sarebbe stato soddisfatto—ma a livello personale; non si trattava affatto di soddisfare Krishna. Ma quando capì che il suo compito era soddisfare Krishna, allora acconsentì. Krishna gli chiese: "Ora sei deciso a combattere?" Lui rispose: "Sì". Nasto mohah smritir labdha (Bg. 18.73):

"Ora ho riacquistato la memoria, e la mia illusione (moha) è ormai svanita". Karisye vacanam tava: "Combatterò, sono pronto ad agire secondo le Tue istruzioni". Pertanto questo combattimento era un servizio a Krishna; non si trattava di gratificazione dei sensi. Al contrario, quando cercava di diventare un uomo non violento, molto buono, di non combattere e sacrificarsi per la parte avversaria, quella era gratificazione dei sensi. Questa è la differenza tra bhakti e karma. Il karma è gratificazione dei sensi, mentre la bhakti consiste nel soddisfare i sensi del Signore. E poiché sembra la stessa cosa, per tale motivo le persone non riescono a capire quale sia la differenza tra un bhakta e un karmi. Il karmi soddisfa i propri sensi, mentre il bhakta soddisfa i sensi di Krishna. Ci deve essere una certa gratificazione sensoriale, ma quando si soddisfano i sensi di Krishna, questo si chiama bhakti. Hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate (Cc. Madhya 19.170). Hrisika significa sensi purificati, come ho gia spiegato l'altro giorno:

sarvopadhi-vinirmuktam
tat-paratvena nirmalam
hrisikena hrisikesa-
sevanam bhaktir ucyate

"La bhakti, il servizio devozionale, consiste nell'impegnare tutti i nostri sensi nel servizio del Signore, Dio, la Persona Suprema, il maestro di tutti i sensi. Quando l'anima spirituale offre il suo servizio al Supremo, si producono due effetti collaterali: si libera da ogni designazione materiale, e grazie all'impegno nel servizio del Signore, i sensi si purificano".

Bhakti non significa smettere di lavorare, né significa fanatismo sentimentale—questa non è bhakti. Bhakti significa impegnare tutti i sensi per la soddisfazione del proprietario dei sensi—questa è la bhakti. Pertanto, il nome di Krishna è Hrisikesha. Hrisika significa "sensi", e hrisika-isha significa "il controllore dei sensi". In realtà, i nostri sensi non agiscono in modo indipendente. Possiamo capirlo; è Krishna a guidarli. Sarvasya caham hridi sannivisto mattah smritir jnanam apohanam ca (Bg. 15.15): "Sono nel cuore di ogni essere e da Me viene il ricordo, la conoscenza e l'oblio. Il fine di tutti i Veda è quello di conoscerMi; in verità, Io sono Colui che ha composto il Vedanta e Colui che conosce i Veda". Uno scienziato svolge il proprio lavoro perché Krishna lo aiuta, non perché agisca in modo autonomo, non sarebbe possibile; ma è ciò che lui desidera e pertanto Krishna gli fornisce i mezzi necessari—ma, in realtà, è Krishna che opera. Tutto ciò è spiegato nelle Upanishad. Senza l'opera di Krishna, senza lo sguardo di Krishna, non possiamo vedere. Così come è spiegato nella Brahma-samhita riguardo alla luce del sole, yac-caksur esa savita sakala-grahanam. Il sole è uno degli occhi di Krishna (Brahma-samhita 5.52):

yac-caksur esa savita sakala-grahanam
raja samasta-sura-murtir asesa-tejah
yasyajnaya bhramati sambhrita-kala-cakro
govindam adi-purusam tam aham bhajami

"Il sole, re di tutti i pianeti, che risplende di luce infinita ed è l'immagine dell'anima pura, è l'occhio del Signore. Per Suo ordine, il sole compie il suo viaggio quotidiano risalendo la ruota del tempo. Adoro Govinda, il Signore primordiale".

Pertanto, poiché il sole è uno degli occhi di Krishna, poiché il sole sorge proprio là e il sole vede, di conseguenza anche noi vediamo; ma non possiamo vedere in modo indipendente. Eppure siamo così orgogliosi dei nostri occhi. Che valore hanno i nostri occhi se non c'è l'alba? Non possiamo vedere. Anche l'elettricità deriva dal sole; quindi, in realtà, quando Krishna vede, anche noi possiamo vedere. Questa è la nostra posizione. Nella Bhagavad-gita è detto, sarvatah pani-padam tat (Bg. 13.14): "Ovunque sono le Sue mani e le Sue gambe, i Suoi occhi e i Suoi volti." Sarvatah pani-pada: Krishna ha le Sue mani e le Sue gambe ovunque. Cosa sono? Le mie mani, le vostre mani, le vostre gambe—tutto è Krishna. È come se qualcuno dicesse: "Ho filiali in tutto il mondo". Ebbene, quelle filiali operano sotto la direzione della Persona Suprema. Perciò Krishna è chiamato Hrisikesha, e quindi Bhakti significa impegnare i nostri hrisika (organi di senso), i nostri indriya, i sensi, al servizio del proprietario dei sensi—questa è la nostra vita perfetta. Ma non appena desideriamo usare i propri sensi per la proria gratificazione, ciò si chiama karma—questa è vita materiale.

Perciò, per un bhakta non esiste nulla di materiale. Questo è ciò che significa "isavasyam idam sarvam" (Isopanishad mantra 1): Il bhakta vede che tutto appartiene a Krishna. Isavasyam idam sarvam yat kinca jagatyam jagat, tena tyaktena bhunjitha: "Tutto ciò che è animato o inanimato nell'universo è governato e appartiene al Signore. Si dovrebbe quindi accettare solo quelle cose che sono necessarie per sé stessi, che ci sono state assegnate". Perciò tutto appartiene a Krishna, qualunque cosa Krishna ci dia... Proprio come un padrone che assegna qualcosa al servitore, "Puoi gioire di questo"; questo è prasada (misericordia). Prasade sarva-duhkhanam hanir asyopaja... (Bg. 2.65): Per chi ha ottenuto la misericordia incondizionata del Signore, la sofferenza materiale non esiste più. Questa è la vita. Se si diventa coscienti di Krishna, si comprende che "Tutto appartiene a Krishna, anche le mie mani, le mie gambe appartengono a Krishna. Ogni parte mio corpo appartiene a Krishna e quindi dovrebbe essere usata per Krishna", questa è la bhakti. Nel Bhakti-rasamrita-sindhu (1.1.11) si legge:

anyabhilasita-sunyam
jnana-karmady-anavritam
anukulyena krishnanu-
silanam bhaktir uttama

"Quando si sviluppa il servizio devozionale di prima classe, si deve essere liberi da ogni desiderio materiale, dalla conoscenza acquisita attraverso la filosofia monistica e dalle azioni finalizzate al risultato. Il devoto deve servire costantemente Krishna in modo favorevole, secondo il Suo desiderio".
Arjuna voleva soddisfare i propri sensi evitando di combattere, ma dopo aver ascoltato la Bhagavad-gita ammise: "Sì, Krishna è la Persona Suprema". Nella Bhagavad-gita (10.8) è detto:

aham sarvasya prabhavo
mattah sarvam pravartate
iti matva bhajante mam
budha bhava-samanvitah

"Sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali. Tutto emana da Me. I saggi che conoscono perfettamente questa verità Mi servono con devozione e Mi adorano con tutto il loro cuore".

Questi concetti sono spiegati molto bene nella Bhagavad-gita, sono lo studio preliminare della vita spirituale. E se siamo davvero convinti degli insegnamenti della Bhagavad-gita, allora ci affidiamo a Krishna. È questo che Krishna vuole. Sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja (Bg. 18.66). Questo è ciò che Egli desidera. Quando intraprendiamo effettivamente questo processo, ciò si chiama sraddha. Sraddha. Kaviraja Gosvami ha spiegato qual è il significato di sraddha (Cc. Madhya 22.62):

sraddha-sabde visvasa sudridha niscaya
krisne bhakti kaile sarva-karma krita haya

"Offrendo un servizio d'amore trascendentale a Krishna si compiono automaticamente tutte le attività sussidiarie. Tale fiduciosa e ferma fede, favorevole al compimento del servizio di devozione, è detta sraddha".

Sraddha significa "una fede salda". Che cos'è? Krishna dichiara, sarva-dharman parityajya mam ekam saranam (Bg. 18.66 ): "Abbandona ogni forma di religione e arrenditi a Me". Quando si giunge a questa conclusione: "Se confido in Krishna, mi abbandono ai piedi di loto di Krishna, tutto andrà per il meglio", questa è sraddha. E più aumenta sraddha, più si diventa perfetti. Questo è il movimento per la coscienza di Krishna, che ha inizio proprio con sraddha. Adau sraddha, ma se non credi... Se leggi la Bhagavad-gita da trecento anni ma non credi che "devo arrendermi a Krishna", allora a che serve leggere la Bhagavad-gita? Tutti questi furfanti leggono la Bhagavad-gita, ma non si curano affatto di Krishna, anzi, se ne dimenticano completamente. Perciò, la loro lettura della Bhagavad-gita è un inutile spreco di tempo. Un inutile spreco di tempo. Perché non capite il significato della Bhagavad-gita? Srama eva hi kevalam. Ciò è stato spiegato nel precedenteverso (SB 1.2.8):

dharmah svanusthitah pumsam
visvaksena-kathasu yah
notpadayed ratim yadi
srama eva hi kevalam

"Le occupazioni che ogni uomo svolge secondo la propria posizione sono sforzi inutili se non suscitano attrazione per il messaggio del Signore Supremo".

Se non capite Krishna, se non vi arrendete a Krishna, allora state solo sprecando tempo. Non ha senso scrivere lunghi commenti sulla Bhagavad-gita, sprecando inutilmente il vostro tempo e quello degli altri. Questo è il vero problema: sraddha. Krishna dichiara che arrendendosi a Lui, tutto sarà risolto. Aham tvam sarva-papebhyo moksayisyami. Quindi, se non si ha sraddha, fede, in questo insegnamento di Krishna, man-mana bhava mad-bhakto mad-yaji (Bg. 18.65): "Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, adorami e offrimi il tuo omaggio"—allora è inutile; è solo uno spreco di tempo. Prima si deve arrivare al punto di 'adau sraddha' (fede salda, o disinteresse per le cose materiali e interesse per il progresso spirituale), e la fase successiva è 'tatah sadhu-sangah', l'associazione con i puri devoti (Cc. Madhya 23.14-15). Se si è convinti che, "Abbandonandomi a Krishna, tutte le mie attività andranno a buon fine", questo si chiama sraddha. A quel punto dobbiamo cercare coloro che sono impegnati nella coscienza di Krishna, o sadhu-sanga (Cc. Madhya 22.83): "La causa originale del servizio di devozione offerto a Sri Krishna è la compagnia dei devoti avanzati".

Il termine "sadhu" indica una persona cosciente di Krishna. Essere un sadhu non significa avere una lunga barba o indossare abiti eleganti color zafferano. Il sadhu è descritto nella Bhagavad-gita, api cet su-duracaro bhajate mam ananya-bhak, sadhur eva sa mantavyah (Bg. 9.30): "Anche se commettesse gli atti peggiori, colui che è impegnato nel servizio di devozione dev'essere considerato un santo perché è sulla via perfetta". Questi è il sadhu, colui che non ha altro scopo se non quello di servire Krishna. È un sadhu perché ha accettato il principio, sarva-dharman parityajya mam ekam (Bg. 18.66). 'Sadhur eva sa mantavyah samyag vyavasito hi sah (Bg. 9.30). Non potete dire: "Oh, nella sua vita ci sono princìpi sbagliati, anche se adora Krishna con tutto il cuore, presenta comunque qualche difetto". Perciò Krishna dice, api cet su-duracarah, anche se nella sua vita presenta tanti difetti, poiché ha dedicato la propria esistenza al servizio di Krishna, sadhur eva sa mantavyah, deve essere considerato santo. Quindi, se avete sraddha, ovvero la convinzione che affidandovi a Krishna tutti i vostri scopi nella vita si realizzeranno o daranno frutto, allora dovete frequentare le persone impegnate nel servizio di Krishna—sadhu-sanga (Cc. Madhya 22.83).

Adau sraddha tatah sadhu-sangah (Cc. Madhya 23.14-15): "All'inizio ci dev'essere fede. Poi si prova interesse per la compagnia dei puri devoti". Pertanto, il nostro movimento si chiama Società Internazionale per la Coscienza di Krishna. E in realtà, man mano che le persone entrano a far parte della nostra associazione, diventano automaticamente coscienti di Krishna. È ciò che accade nella pratica—adau sraddha tatah sadhu-sangah. Questo è il sadhu-sanga. Sadhu-sanga non significa frequentare uomini vestiti di color zafferano; ma significa frequentare persone coscienti di Krishna. Questo è quanto insegnano gli shastra: adau sraddha tatah sadhu. E questa è la prescrizioni di Rupa Gosvami: se volete sviluppare il vostro amore per Krishna, questo è il metodo. Perché il vero scopo della vita non è dharma, artha, kama, moksa, ovvero religione, ricchezza, piacere, liberazione. (SB 4.8.41, Cc. Adi 1.90). Come sarà qui spiegato, jivasya tattva-jijnasa: qual è la Verità Assoluta; qual è lo scopo della vita. Questo è il processo. Adau sraddha, tatah sadhu-sango, 'tha bhajana-kriya. L'abbiamo visto in pratica.

Prima di chiunque altro, questi ragazzi e ragazze, europei e americani, sono venuti da me e hanno collaborato, attenendosi ai miei ordini. Poi, spontaneamente, hanno voluto essere iniziati. È quello che stiamo facendo; ogni giorno iniziamo alcuni nuovi devoti. Questo si chiama bhajana-kriya. Vi verrà spontaneo il desiderio di farlo. Se vi associate ai sadhu, allora sentirete spontaneamente il desiderio di accettare bhajana-kriya, l'iniziazione, ovvero alzarsi presto la mattina, offrire il mangala-arati, fare questo, fare quello. C'è un programma di ventiquattro ore. Questo si chiama bhajana-kriya [il compimento del servizio devozionale]. Adau sraddha tatah sadhu-sango 'tha bhajana-kriya tato 'nartha-nivrittih syat (Cc. Madhya 23.14-15). Anartha significa "abitudini inutili". Proprio come il fumare è un'abitudine inutile. A causa delle cattive compagnie si diventa fumatori, alcolisti, mangiatori di carne o giocatori d'azzardo. Questi sono gli anartha, cose indesiderabili. Perciò tutti, in quest'era, sono coinvolti in questi anartha. Ma se vi dedicate a krishna-bhajana, bhajana-kriya, allora otterrete lo stadio di anartha-nivrittih [la scomparsa di tutto ciò che è inutile e indesiderabile].

Lo si può vedere nella pratica. Questi ragazzi e ragazze non mangiano più carne, niente più sostanze intossicanti, nessun gioco d'azzardo, né cercano più rapporti sessuali illeciti. No, tutto è cessato; questo si chiama mukti [liberazione]. Non appena vi liberate da queste cattive attività peccaminose, siete mukta—liberati. E dopo mukti, c'è la fase di tato nistha, in cui si ha la ferma convinzione che "la coscienza di Krishna è l'unica attività che conta"; e allora, tato nistha, tato rucih, il gusto aumenta. E tato nistha athasaktih, allora vi affezionate a Krishna. Questo è l'inizio della coscienza di Krishna, il bhakti-yoga. Nella Bhagavad-gita è spiegato: mayy asakta-manah partha yogam yunjan mad-asrayah. Quando si aumenti il proprio attaccamento per Krishna… Ed è questo che serve. Provate attaccamento per la famiglia, il corpo, la comunità, il paese... per tutto. Va bene così. Ma dovete prima trasformarli; e quindi accrescere l'attaccamento per Krishna. Questo si chiama bhakti-yoga (Bg. 7.1):

mayy asakta-manah partha
yogam yunjan mad-asrayah
asamsayam samagram mam
yatha jnasyasi tac chrinu

"Il Signore Beato disse: Ora, o figlio di Pritha, ascolta come praticando lo yoga in piena coscienza di Me e con la mente legata a Me, potrai conoscerMi completamente, senza più il minimo dubbio".

Krishna lo afferma all'inizio del settimo capitolo; quindi è tutto spiegato. Se vogliamo davvero rendere perfetta la nostra vita, le indicazioni sono già presenti. Abbiamo la conoscenza vedica, un tesoro di conoscenza spirituale, e la Bhagavad-gita ne è l'essenza, il riassunto. La Gitopanishad—è chiamata Upanishad. Se solo studiate la Bhagavad-gita così com'è, senza interpretarla in modo sciocco... Questo la rovinerà; non interpretatela. Come quando si prepara lo kshira: latte e riso cotti insieme con lo zucchero, un piatto davvero delizioso. Ma se vi aggiungete qualche granello di sabbia, diventa immangiabile. Allo stesso modo, le sciocchezze dei commentari sono come granelli di sabbia che rovinano la Bhagavad-gita. Pertanto Sri Sanatana Gosvami ha fornito consigli su come proteggersi da questi imbroglioni. Egli afferma: avaishnava-mukhodgirnam putam hari-kathamritam, sravanam naiva kartavyam (Padma Purana): "Non si dovrebbe ascoltare gli argomenti che riguardano Krishna da un non vaishnava". Putam hari-kathamritam signific: il puro nettare degli argomenti riguardanti il Signore Supremo—hari-katha.

Krishna recita la Bhagavad-gita, perciò è chiamata hari-katha, krishna-katha. Così Sanatana Gosvami afferma: "Se è pronunciata da un avaishnava—che non è devoto, ma un uomo di mondo, un cosiddetto studioso o politico—non ascoltate". Perché non è un vaishnava—avaishnava. Putam hari-katha. Hari-katha significa "le parole di Krishna". Sono molto pure, d'accordo, ma non dovrebbero essere ascoltate da un non vaishnava, sravanam naiva kartavyam. Perché? Perché, sarpocchistam yatha payah, è come il latte quando è stato toccato dalle labbra di un serpente. Il latte è un alimento molto puro, ma se è toccato dalla lingua di un serpente, diventa velenoso. Se bevete quel latte, la vostra vita finirà. Allo stesso modo, la nostra unica richiesta è che non cerchiate di leggere la Bhagavad-gita commentata da cosiddetti studiosi o politici non autorizzati. Semplicemente leggete la Bhagavad-gita così com'è, accettate ciò che Krishna dice e ne trarrete beneficio. Dhritarastra disse (Bg. 1.1):

dharma-kshetre kuru-kshetre
samaveta yuyutsavah
mamakah pandavas caiva
kim akurvata sanjaya

"O Sanjaya, che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu dopo essersi riuniti nel luogo santo di Kurukshetra, pronti ad attaccar battaglia?"

Il re era cieco e quindi chiese al suo segretario: "Mio caro Sanjaya, dopo che i miei figli e i Pandava, i figli di mio fratello minore Pandu, samaveta yuyutsavah, si sono radunati per combattere nel dharma-kshetra, kuru-kshetra..." Il luogo di Kurukshetra è ancora là, ed è il dharma-kshetra. Lo sanno tutti. Allora, dov'è la difficoltà nel comprendere dharma-kshetra, kuru-kshetra, mamakah, pandavah? Ma se lo interpretate scioccamente, dicendo: "Dharma-kshetra significa questo, e kuru-kshetra significa quello, e pandavah significa quell'altro", è tutto rovinato. Ed è quello che sta succedendo; altrimenti non c'è alcuna difficoltà. "Dharma-ksetre kuru-ksetre samaveta yuyutsavah" (Bg. 1.1). In realtà, è un fatto storico narrato nel Mahabharata. Ci fu una battaglia tra due cugini. Gli sciocchi commentatori sostengono: "No, Pandava significa questo, Kurukshetra significa quello". In tal modo, le cose sono distorte; e siamo fuorviati in questo senso.

In realtà, se leggiamo la Bhagavad-gita così com'è, come devoti, perché senza essere devoti, nessuno può comprendere la Bhagavad-gita. Infatti, in vari punti della Bhagavad-gita si afferma, bhaktya mam abhijanati yavan yas casmi tattvatah (Bg. 18.55): "Si può conoscere il Signore Supremo così com'è solo attraverso il servizio di devozione". Bhaktya—solo attraverso la devozione, solo diventando devoti, si può comprendere Krishna, altrimenti non è possibile. Naham prakasah sarvasya yoga-maya-samavritah (Bg. 7.25): "Non mi rivelo mai agli sciocchi e agli ignoranti. Per loro rimango nascosto dalla Mia potenza interna [yoga-maya]". Krishna dichiara: "Io non mi rivelo a nessuno", yoga-maya-samavritah. Bhaktya mam abhijanati (Bg. 18.55): "Solo i devoti possono conoscerMi attraverso il servizio di devozione". Così questa è la via; e questa vita è destinata proprio a questo scopo. E questo è il consiglio dei Veda. Vedais ca sarvaih aham eva vedyah (Bg. 15.15): "Il fine di tutti i Veda è quello di conoscerMi".

Quindi Arjuna chiede a Krishna, e Lui risponde—janmady asya yatah (SB 1.1.1) ["Sono la causa primordiale di tutte le cause della creazione, sostentamento e distruzione degli universi"] Aham sarvasya prabhavo mattah sarvam pravartate (Bg. 10.8). ["Sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali, tutto emana da Me"]. La Bhagavad-gita dunque è il vero Vedanta; e chi comprende la Bhagavad-gita così com'è, è davvero un vedantista. Veda significa conoscenza, e 'anta' significa l'ultima parola; e l'ultima parola della conoscenza è Krishna. Bahunam janmanam ante jnanavan mam prapadyate (Bg. 7.19). ["Dopo numerose nascite e morti, colui che ha la vera conoscenza si sottomette a Me sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e tutto ciò che esiste"]. Se non si comprende Krishna e non ci si arrende a Krishna, si sta semplicemente sprecando il proprio tempo inutilmente. Questo è il verdetto di tutta la letteratura vedica. Pertanto, nello Srimad-Bhagavatam (1.2.10) si afferma:

kamasya nendriya-pritir
labho jiveta yavata
jivasya tattva-jijnasa
nartho yasceha karmabhih

"Il nostro desiderio non deve essere quello di vivere per soddisfare i sensi, ma solo quello di condurre una vita sana, sufficiente al proprio sostentamento, perché la forma umana deve guidare alla ricerca della Verità Assoluta. E questo dovrebbe essere l'unico obbiettivo di ogni azione".

Prendete semplicemente quanto vi serve, non per la gratificazione dei sensi. Questo è il metodo: non prendete di più, non prendete di meno. Yuktahara-viharasya... (Bg. 6.17): "Chi è moderato nel mangiare e nel dormire, nel lavoro e nel riposo può con la pratica dello yoga, alleviare le sofferenze dell'esistenza materiale". Gli shastra non vi consigliano di digiunare inutilmente. Krishna disapprova chi si priva del cibo senza motivo. Mangiate, ma non assumete nulla che sia proibito; assumete krishna-prasada. Patram puspam phalam toyam (Bg. 9.26): "Se qualcuno Mi offre con amore e devozione, una foglia, un fiore, un frutto e dell'acqua, accetterò la sua offerta". Non cercate di soddisfare i vostri sensi; i sensi saranno automaticamente soddisfatti. Ci sono tantissime varietà di cibo: krishna-prasada. Questi ragazzi europei e americani, un tempo mangiavano carne. Ora, non riuscirete a corromperli, "Mangiate di nuovo carne", perché hanno imparato a cucinare tanti piatti deliziosi. Chiedete a chiunque di loro. Param dristva nivartate, "sperimentando un piacere superiore", si abbandona tutto ciò che non è buono né favorevole.

Perciò il bhakti-yoga, il metodo della coscienza di Krishna, è così meraviglioso che se lo prendete molto sul serio, se entrate nel mistero del bhakti-yoga—in realtà non è tutto mistero, è molto aperto—allora, naturalmente, param dristva nivartate (Bg. 2.59), sperimenterete un piacere superiore. Ed è proprio ciò che serve. Vasudeve bhagavati bhakti-yogah prayojitah janayaty asu vairagyam jnanam ca yad ahaitukam (SB 1.2.7): "Chi serve il Signore Supremo, Sri Krishna, con amore e devozione, acquisisce subito, per Sua grazia, la conoscenza e il distacco". Abbiamo già discusso questo verso. La nostra unica richiesta, quindi, è di non considerare il movimento per la coscienza di Krishna come una sorta di propaganda religiosa sentimentale. No. Non è religioso; è scientifico. Ha lo scopo di salvare la società umana dal precipitare in una condizione abominevole. Il Bhagavatam dichiara, adanta-gobhir visatam tamisram punah punas carvita-carvananam (SB 7.5.30): "Poiché non riescono a dominare i propri sensi, le persone troppo attaccate all'esistenza materiale avanzano verso condizioni di vita infernale e continuano a masticare ciò che è già stato masticato".

Adanta-gobhih, poiché hanno i sensi incontrollati, di conseguenza, na te viduh svartha-gatim hi vishnum (SB 7.5.31), non conoscono lo scopo ultimo della vita, o il loro vero interesse, ossia dedicarsi al servizio del Signore Supremo, Sri Vishnu, e tornare a casa, nella Sua dimora. Perciò, adanta-gobhih. E, matir na krishne paratah svato va mitho 'bhipadyeta griha-vratanam(SB 7.5.31): Coloro che seguono il griha-vrata, ovvero che sono materialisti o concentrati esclusivamente su questa vita, su questo corpo—"Io sono il corpo, e i discendenti del mio corpo sono i miei parenti, devo provvedere a loro", oppure, estendendo il concetto: "Sono i miei parenti, sono i miei familiari, sono la mia nazione"—questo significa grihamedhi. E tali grihamedhi, matir na krishne, non possono comprendere cosa sia la coscienza di Krishna. Matir na krisne paratah svato va. Sia "con le istruzioni di una persona superiore", paratah; o "con i propri sforzi", svatah; o "con una combinazione di entrambi", mitho 'bhipadyeta—nonostante ciò non riescono a capire. Perché? A causa di griha-vrata. Griha-vratanam. In cosa consiste il griha-vrata?

Adanta-gobhir visatam tamisram punah punas carvita-carvananam. Non riuscendo a controllare i sensi, griha- creano un altro corpo, e poi ancora un altro corpo; ovvero la gratificazione dei sensi, sia come deva o essere celeste, sia come cane, maiale o essere umano, sia come albero o insetto. Il ciclo è ahara-nidra-bhaya-maithuna (Hitopadesha 25)—mangiare, dormire, accoppiarsi e difendersi; le quattro attività condivise da esseri umani e animali. Punah punas carvita-carvananam (SB 7.5.30). Punah punah, fare proprio la stessa cosa, e carvita-carvananam, masticare ciò che è già stato masticato,. Non sanno che il vero obiettivo è liberarsi da questo groviglio di pavarga, ovvero il ciclo di nascita, morte, vecchiaia e malattia. Non lo sanno. Non c'è scienza, non c'è istruzione. Nella Bhagavad-gita c'è solo insegnamento; pertanto, se volete salvare il mondo, se volete salvare la civiltà umana, dovete abbracciare l'insegnamento della Bhagavad-gita, studiarlo in modo scientifico e rendere la vostra vita un successo. Grazie molte. (fine)

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